Allarme sanitario a Milano, due rientrati dall’Uganda ricoverati al Sacco: scattano i protocolli Ebola

MILANO – Due cittadini italiani rientrati dall’Uganda sono stati ricoverati all’ospedale Sacco di Milano dopo aver manifestato sintomi compatibili con malattie infettive tropicali. Le autorità sanitarie lombarde hanno immediatamente attivato i protocolli di sorveglianza previsti per i casi sospetti collegati all’attuale epidemia di Ebola Bundibugyo che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo e alcune aree dell’Uganda. 

Secondo quanto riferito dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, i due pazienti – un uomo di 31 anni e una donna di circa 30 anni – erano rientrati in Italia da circa 24 ore quando hanno iniziato ad accusare febbre e disturbi gastrointestinali.

Il caso che desta maggiore attenzione riguarda la donna, che avrebbe manifestato febbre alta, nausea, vomito, diarrea e lievi sintomi neurologici. Tuttavia, gli specialisti del Sacco ritengono più probabile un’infezione da malaria, forse anche nella sua forma cerebrale, considerata una delle più gravi complicazioni della malattia tropicale.

Un elemento che rafforzerebbe questa ipotesi è il fatto che, durante la permanenza in Uganda, anche la figlia della donna avrebbe contratto la malaria.

Meno preoccupante, almeno al momento, la situazione dell’uomo di 31 anni, che presenta una febbre moderata tra i 37,5 e i 38 gradi e sintomi intestinali definiti “vaghi”, potenzialmente riconducibili a una semplice gastroenterite da viaggio.

Nonostante questo, il ricovero in isolamento e l’avvio degli accertamenti specialistici sono stati considerati necessari vista la provenienza dei due pazienti da una regione interessata dall’epidemia di Ebola da ceppo Bundibugyo, dichiarata emergenza sanitaria internazionale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

Gli esperti ricordano comunque che il virus Ebola non si trasmette per via aerea ma attraverso il contatto diretto con fluidi corporei di persone sintomatiche. Il rischio per la popolazione italiana resta dunque estremamente basso, ma il sistema sanitario mantiene alta l’attenzione soprattutto sui viaggiatori provenienti dalle aree colpite dell’Africa centrale. 

L’epidemia in corso in Congo e Uganda ha già provocato centinaia di casi sospetti e oltre un centinaio di decessi, alimentando preoccupazione a livello internazionale anche per l’assenza di vaccini specifici contro il ceppo Bundibugyo. 

I risultati definitivi degli esami effettuati al Sacco sono attesi entro la giornata.