Ebola, allarme in Africa: 263 casi confermati e 43 morti tra Congo e Uganda

L’epidemia causata dal raro ceppo Bundibugyo continua a espandersi. L’Africa CDC denuncia una risposta internazionale insufficiente mentre l’OMS dichiara l’emergenza sanitaria di interesse internazionale.

L’Africa torna a fare i conti con l’incubo Ebola. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Africa Centres for Disease Control and Prevention (Africa CDC), al 30 maggio sono stati confermati 263 casi di Ebola tra la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda, mentre il bilancio delle vittime è salito a 43 decessi accertati.

La situazione appare ancora più preoccupante considerando che oltre 1.100 casi sospetti sono attualmente sotto indagine, alimentando il timore che il numero reale dei contagi possa essere significativamente più elevato.

A lanciare l’allarme è stato il direttore generale dell’Africa CDC, Jean Kaseya, che in un intervento pubblicato sul Financial Times ha evidenziato come l’epidemia stia avanzando più rapidamente della capacità di risposta della comunità internazionale.

Il ceppo Bundibugyo preoccupa gli esperti

L’epidemia è provocata dal raro ceppo Bundibugyo del virus Ebola, una variante meno comune rispetto ad altri ceppi storicamente responsabili di grandi epidemie, ma comunque altamente pericolosa e potenzialmente letale.

Si tratta della diciassettesima epidemia di Ebola registrata nella Repubblica Democratica del Congo e della terza più grande dalla scoperta del virus, avvenuta circa cinquant’anni fa.

Secondo operatori sanitari e organizzazioni umanitarie presenti sul campo, il contagio avrebbe potuto diffondersi indisturbato per settimane prima di essere individuato, permettendo al virus di radicarsi in diverse comunità.

Mancano mascherine e forniture mediche

Uno degli aspetti più critici riguarda la carenza di risorse sanitarie. Medici e volontari denunciano la mancanza persino di materiali essenziali come mascherine, dispositivi di protezione individuale e attrezzature diagnostiche.

La scarsità di fondi e l’insufficienza degli aiuti internazionali stanno rallentando le operazioni di contenimento, tracciamento dei contatti e isolamento dei casi positivi.

Jean Kaseya ha sottolineato la necessità di attivare rapidamente i sistemi nazionali di emergenza e di trasformare gli investimenti nella preparazione alle pandemie in strumenti permanenti e non temporanei.

L’OMS dichiara l’emergenza internazionale

Di fronte al peggioramento della situazione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato l’epidemia in Congo e Uganda come Emergenza Sanitaria Pubblica di Interesse Internazionale (PHEIC), il massimo livello di allerta previsto dai regolamenti sanitari globali.

L’OMS sta intensificando il coordinamento con i governi locali, ma gli esperti avvertono che senza un immediato aumento dei finanziamenti e delle forniture mediche il rischio di una diffusione più ampia rimane concreto.

Appello alla comunità internazionale

L’Africa CDC ha ribadito che il sostegno dei partner internazionali resta fondamentale, ma ha precisato che gli aiuti devono essere coordinati con le strategie sviluppate dalle istituzioni africane e dai governi dei Paesi colpiti.

La priorità resta interrompere le catene di trasmissione del virus, rafforzare la sorveglianza epidemiologica e garantire cure tempestive ai pazienti nelle aree più colpite.

Mentre Congo e Uganda continuano la lotta contro l’epidemia, cresce la preoccupazione che il virus possa superare i confini regionali se la risposta globale non verrà rafforzata nelle prossime settimane.