Nuova escalation nel Golfo Persico. L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco con nuovi attacchi nella provincia meridionale di Hormozgan, vicino allo strategico Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il commercio mondiale di petrolio e gas.
Secondo quanto riportato da Reuters, Teheran ha definito i raid americani una “grave violazione” della fragile tregua in vigore da quasi sette settimane. Washington ha invece sostenuto che gli attacchi fossero di natura difensiva e diretti contro siti missilistici iraniani e imbarcazioni sospettate di voler posare mine nel Golfo.
Nel frattempo cresce anche la tensione sul fronte libanese. Israele avrebbe lanciato oltre 120 raid aerei nel sud e nell’est del Libano in una delle giornate più pesanti delle ultime settimane. Secondo fonti libanesi, almeno 31 persone sarebbero morte e 40 ferite.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che potrebbero servire ancora “alcuni giorni” per raggiungere un accordo stabile capace di fermare il conflitto e riaprire completamente il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.
Intanto il prezzo del petrolio torna a salire. Il Brent ha registrato un aumento di circa il 3,5%, sfiorando i 100 dollari al barile, alimentando timori per nuove ripercussioni globali su energia, trasporti e costo della vita.
Durissime anche le parole della guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, che in un messaggio diffuso durante il pellegrinaggio dell’Hajj ha rilanciato gli slogan “Morte all’America” e “Morte a Israele”, definendoli simboli del mondo islamico e degli “oppressi”.
Secondo fonti iraniane, i negoziati indiretti tra Teheran e Washington avrebbero comunque registrato alcuni progressi, soprattutto sul possibile sblocco di circa 24 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati all’estero
