Mattarella: «La violenza è un virus letale per la democrazia»

Il presidente della Repubblica condanna senza esitazioni i fatti della Val di Susa e richiama politica e cittadini al rispetto delle regole comuni. Allarme anche sull’astensionismo, sull’aggressività del confronto pubblico e sulla crescita dei conflitti internazionali

Sergio Mattarella lancia un severo richiamo contro ogni forma di violenza politica e condanna quanto avvenuto in Val di Susa, definendolo «inammissibile».

Durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio al Quirinale, il presidente della Repubblica ha avvertito che non può essere accettata l’idea secondo cui una posizione rimasta minoritaria nella società possa giustificare il ricorso alla forza contro le decisioni democraticamente assunte.

«La violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale», ha affermato il capo dello Stato. «Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica».

Parole nette, rivolte non soltanto agli autori materiali degli episodi violenti, ma anche a quanti cercano di attenuarne la gravità o di fornire loro una legittimazione politica.

«Inammissibili i fatti della Val di Susa»

Mattarella ha indicato negli ultimi eventi verificatisi in Val di Susa un attacco alle basi stesse della convivenza civile.

Secondo il presidente, davanti a comportamenti aggressivi non possono esserci esitazioni, ambiguità o eccessive cautele nella condanna.

Il dissenso è un elemento essenziale della democrazia e può manifestarsi attraverso proteste, iniziative pubbliche e mobilitazioni. Non può però trasformarsi in una sostituzione violenta delle decisioni individuali alle regole comuni e all’azione delle istituzioni.

Mattarella ha messo in guardia da una sorta di «fai da te» nei confronti dei poteri pubblici, come se ogni gruppo potesse decidere autonomamente quali leggi rispettare e quali decisioni contrastare con la forza.

Una simile concezione, ha sottolineato, non difende la libertà: la distrugge.

Le minoranze non possono imporre la propria volontà

Il capo dello Stato ha richiamato il principio fondamentale secondo cui le volontà democratiche del popolo italiano si esprimono attraverso le istituzioni previste dalla Costituzione.

Chi non condivide una decisione ha il diritto di contestarla, chiedere che venga modificata e cercare consenso nella società. Non può però ritenere legittimo ricorrere alla violenza perché non dispone della maggioranza necessaria per prevalere.

La democrazia non garantisce a ciascuno di ottenere sempre il risultato desiderato. Garantisce invece la possibilità di partecipare, discutere, votare e tentare di cambiare democraticamente le decisioni.

Quando la forza prende il posto del confronto, viene colpito il diritto di tutti, comprese le ragioni di chi protesta pacificamente.

L’aggressività verbale avvelena la politica

Mattarella ha rivolto un richiamo anche al mondo politico, auspicando che il confronto interno si svolga nel reciproco rispetto.

Il presidente ha criticato l’aggressività verbale «spesso immotivata» che caratterizza una parte crescente del dibattito pubblico, giudicandola non soltanto inopportuna ma anche controproducente.

Un linguaggio continuamente costruito sull’attacco personale, sulla delegittimazione dell’avversario e sull’esasperazione delle differenze rischia di preparare il terreno a comportamenti ancora più gravi.

La politica deve poter essere aspra, ma non può trasformare ogni confronto in uno scontro tra nemici.

Il capo dello Stato ha inoltre osservato che le tensioni elettorali sembrano essere cominciate con largo anticipo e ha invitato i partiti a non distogliere l’attenzione dai problemi quotidiani dei cittadini.

Le competizioni politiche non devono portare ad alterare la realtà dei fatti o a piegare ogni questione alle esigenze della propaganda.

La preoccupazione per l’astensionismo

Uno dei passaggi più significativi del discorso ha riguardato la crescente mancata partecipazione al voto.

Mattarella ha ribadito la propria preoccupazione per un fenomeno che indebolisce progressivamente il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Secondo il presidente, quando si affronta il tema delle regole elettorali, la priorità principale dovrebbe essere proprio quella di riportare gli italiani alle urne.

La diminuzione dell’affluenza non è un semplice dato statistico. Segnala sfiducia, disillusione e distanza dalla politica.

Una democrazia nella quale una quota sempre maggiore della popolazione decide di non votare rischia di diventare formalmente funzionante, ma sempre meno rappresentativa.

Mattarella ha invitato tutte le parti politiche a considerare il problema al di sopra delle convenienze immediate e degli interessi di schieramento.

Le regole non possono adattarsi a ogni comportamento

Il presidente della Repubblica ha insistito sulla necessità di rispettare le leggi comuni.

In una società ordinata e capace di rassicurare i cittadini, sono i comportamenti individuali che devono adeguarsi alle regole, non le regole che devono essere modificate ogni volta per giustificare una condotta particolare.

Capovolgere questo principio significherebbe, secondo Mattarella, abdicare alla funzione stessa dello Stato.

La sicurezza non viene rafforzata quando si tollera che ciascuno agisca secondo la propria interpretazione occasionale della legge.

Lo Stato deve garantire norme uguali, prevedibili e applicate senza favoritismi, tutelando contemporaneamente libertà e ordine democratico.

La difesa europea come strumento di pace

Mattarella ha affrontato anche il tema della difesa comune europea.

Secondo il capo dello Stato, la costruzione di una capacità europea efficace non rappresenta una minaccia e non è orientata alla guerra.

Al contrario, una maggiore autonomia dell’Unione nella sicurezza dovrebbe servire a proteggere la pace e a rendere l’Europa capace di affrontare le crisi senza dipendere interamente da altri attori internazionali.

Il presidente ha però criticato la lentezza del processo di integrazione.

Ha definito un grave errore l’abbandono del percorso avviato nel 2022 con la Conferenza sul futuro dell’Europa, promossa sotto la presidenza del Parlamento europeo di David Sassoli e capace di coinvolgere milioni di cittadini.

Secondo Mattarella, l’Unione avrebbe bisogno di maggiore dinamismo e di una nuova riflessione sulla riforma dei trattati.

Un arco di crisi dalla guerra in Europa al Golfo

Il quadro internazionale descritto dal presidente è quello di un mondo attraversato da conflitti sempre più collegati tra loro.

Le crisi si estendono dal Mediterraneo al Golfo, raggiungono l’Oceano Indiano e comprendono la guerra nel cuore dell’Europa.

Per il numero dei Paesi coinvolti e dei popoli colpiti, ha osservato Mattarella, è difficile non riconoscere una dimensione globale.

Questo scenario attribuisce nuove responsabilità all’Italia e all’Unione europea, chiamate a rafforzare la propria capacità diplomatica, politica e difensiva.

L’obiettivo non deve essere alimentare le guerre, ma contribuire a prevenirle e a costruire condizioni credibili per la pace.

Il ruolo imparziale del Quirinale

Mattarella ha ricordato anche i limiti che il proprio ruolo gli impone nel commentare la politica interna.

Questi limiti, ha spiegato, non rappresentano una costrizione, ma una garanzia dell’imparzialità e dell’estraneità del Quirinale rispetto alla legittima dialettica tra maggioranza e opposizione.

Il presidente non deve progettare soluzioni politiche né pronunciarsi sulle singole scelte delle forze parlamentari.

Tra i suoi compiti rientra però quello di indicare esigenze generali, richiamare i principi costituzionali e invitare le istituzioni a riflettere oltre l’immediata convenienza.

Mattarella ha chiarito di non voler intervenire sui progetti legislativi ancora all’esame del Parlamento, che potrà valutare soltanto nel momento in cui gli saranno formalmente trasmessi.

Un richiamo a difendere la democrazia ogni giorno

Il discorso del presidente non è stato soltanto una condanna degli episodi della Val di Susa.

È stato un richiamo generale alla responsabilità.

La violenza materiale, l’aggressività verbale, l’astensionismo, la delegittimazione delle istituzioni e l’idea che ciascuno possa adattare le leggi ai propri comportamenti sono fenomeni differenti, ma tutti capaci di indebolire la democrazia.

Le istituzioni devono garantire sicurezza e rispetto delle regole. La politica deve recuperare credibilità e misura. I cittadini devono poter partecipare senza sentirsi inutili o estranei.

La Costituzione non viene aggredita soltanto quando qualcuno colpisce fisicamente un agente o devasta uno spazio pubblico.

Viene ferita anche quando la violenza viene giustificata, minimizzata o presentata come una risposta comprensibile alla sconfitta politica.

Mattarella ha tracciato un confine netto: il dissenso è legittimo, la protesta è necessaria, la violenza non lo è mai.