Da Simonetti a Sani gli scultori che hanno dato forma a Sydney

Lorraine Kypiotis durante la presentazione
Lorraine Kypiotis durante la presentazione

di Lorenzo Canu

Giovedì 27 agosto l’Istituto Italiano di Cultura di Sydney ha ospitato il settimo e ultimo appuntamento dell’anno della serie Traces of Italy, una conferenza di Lorraine Kypiotis dedicata a tre scultori italiani che nell’Ottocento hanno lasciato il segno sugli edifici e nei parchi della città: Achille Simonetti, Giovanni Fontana e Tommaso Sani.

Ad aprire la serata è stato il direttore Marco Gioacchini, che ha poi dato la parola al Console Generale Gianluca Rubagotti. In un anno e mezzo la serie ha attraversato pittura, scultura, mosaici e decorazioni in marmo, musica, design d’interni e architettura. Il Console Generale ha ricordato l’idea alla base di tutto: andare oltre lo stereotipo che gli italiani in Australia abbiano portato solo salsa di pomodoro e pizza. “Abbiamo portato molto di più, soprattutto nel campo culturale e artistico”, ha detto.

I tre artisti al centro della conferenza arrivarono a partire dal 1873, quando Sydney aveva meno di novant’anni e non esisteva ancora una scuola di scultura, che nascerà solo negli anni Ottanta dell’Ottocento. Erano gli anni che portavano alla Federazione, e servivano mani capaci di dare forma a un’idea di nazione. In Italia, spiega Kypiotis, sarebbero rimasti tra i tanti; qui potevano farsi un nome. Storica dell’arte nata a Sydney, invita a camminare per la città con il naso all’insù, perché molte di queste opere si notano solo alzando lo sguardo.

Simonetti, formatosi all’Accademia di San Luca a Roma, arrivò da Brisbane preceduto dalla fama, e il suo sbarco fu annunciato dai giornali come quello di una celebrità. Firmò busti di statisti per il Parlamento del New South Wales e statue per la Great Hall dell’Università di Sydney, e amava cantare l’opera, spesso stonando, come raccontavano i cronisti. La sua opera più importante è nei Royal Botanic Gardens, la fontana del governatore Arthur Phillip.

La statua in bronzo alta quattro metri e mezzo, le vasche in marmo di Carrara scolpite a Genova: il costo passò da diecimila a quasi quindicimila sterline, la cifra più alta mai spesa nella colonia per un monumento, e i giornali lo massacrarono. Sono sue anche le figure di misericordia, giustizia e sapienza sul Colonial Secretary’s Building di Bridge Street. Morì nel 1900, e al suo funerale c’era la comunità artistica e italiana di Sydney.

Fontana, in esilio dall’Italia e di casa a Londra, espose alla Sydney International Exhibition del 1879 e scolpì la Regina Vittoria che ancora sovrasta l’ingresso del General Post Office, oggi il Fullerton Hotel. Sua è anche la statua di John Dunmore Lang a Wynyard. Sani, fiorentino, firmò invece la parte più discussa dello stesso edificio: i rilievi di Pitt Street con la gente comune, il postino, il tosatore, l’astronomo, voluti dall’architetto James Barnett.

Furono uno scandalo, i giornali li ribattezzarono Barnett’s Blot, la macchia di Barnett, finirono in Parlamento e alla Corte Suprema e rischiarono di essere raschiati via, prima di essere riconosciuti come opera d’arte solo negli anni Novanta. Di Sani è anche lo strano monumento al footballer di Centennial Park, con dei putti che giocano a pallone sul basamento. Morì in miseria intorno al 1915.

La serie si ferma qui per quest’anno. A chiudere è stata la stessa Kypiotis, rispondendo alla domanda che si era posta, perché questi tre contano per l’Australia. “Erano qui in un momento di costruzione della nazione. Hanno lavorato sui nostri edifici e sulle nostre sculture, e le loro opere restano, ancora oggi parte della città.”