Aggiornamento-Legge elettorale, per gli italiani all’estero la partita è chiusa: la maggioranza tira dritto sul testo della Camera

Secondo fonti vicine alla maggioranza, non ci sarebbero più margini politici per modificare la riforma della circoscrizione Estero. La linea sarebbe ormai definita: portare avanti il testo approvato dalla Camera senza correzioni sostanziali. Se questa indicazione verrà confermata dai voti dell’Aula, gli emendamenti presentati nelle ultime settimane — compresi quelli sulle ripartizioni estere — saranno destinati a non incidere sul provvedimento. Per gli italiani nel mondo significherebbe Camera divisa in due grandi ripartizioni e Senato su scala mondiale. Formalmente mancano ancora i voti, ma politicamente la trattativa appare chiusa.

di Emanuele Esposito

La partita sulla legge elettorale per gli italiani all’estero sembra essere arrivata al capolinea.

Dopo settimane di emendamenti, ipotesi alternative, proposte per mantenere le attuali ripartizioni e tentativi di ridisegnare il sistema, la maggioranza avrebbe deciso di non modificare il testo già approvato dalla Camera.

È quanto emerge da fonti vicine alla maggioranza, secondo le quali non esisterebbero più margini politici per intervenire sull’impianto della riforma.

La linea sarebbe ormai quella di andare avanti senza modifiche sostanziali.

Se così sarà, il lungo confronto parlamentare sull’articolo 6 produrrà un risultato molto semplice: resterà il modello approvato da Montecitorio.

Il DDL 1971 è effettivamente all’ordine del giorno del Senato e il testo ufficiale trasmesso dalla Camera contiene ancora l’articolo 6 nella formulazione che modifica radicalmente l’articolazione territoriale della circoscrizione Estero. 

Politicamente non ci sarebbero più margini

La distinzione è importante.

Formalmente gli emendamenti esistono ancora e il Parlamento deve completare il proprio lavoro. Politicamente, però, secondo le indicazioni che arrivano dalla maggioranza, la decisione sarebbe stata presa.

Non ci sarebbe quindi spazio per una mediazione dell’ultimo momento sulle ripartizioni estere.

Non ci sarebbe spazio per una riscrittura complessiva dell’articolo 6.

E non ci sarebbe, soprattutto, l’intenzione della maggioranza di riaprire alla Camera un provvedimento sul quale si vuole procedere rapidamente.

È questo l’elemento che cambia completamente lo scenario rispetto alle ultime settimane.

Fino a poche ore fa era ancora possibile discutere di quale emendamento avrebbe potuto trovare una convergenza.

Ora la questione sembra essere diversa: nessun emendamento dovrebbe modificare l’assetto uscito dalla Camera.

Gli emendamenti verso il dimenticatoio

Se la linea verrà mantenuta in Aula, le numerose proposte presentate sulla circoscrizione Estero finiranno politicamente nel dimenticatoio.

Tra queste c’è il progetto del senatore Roberto Menia, che proponeva di mantenere le quattro ripartizioni al Senato e di creare otto aree di voto per la Camera.

C’erano poi gli emendamenti di Francesco Giacobbe, Francesca La Marca e altri senatori che puntavano, attraverso diverse formulazioni, a sopprimere o modificare parti dell’articolo 6.

Erano modelli differenti.

Avevano però un elemento in comune: cercavano di modificare il testo arrivato da Montecitorio.

Se la maggioranza voterà compatta per conservarlo, nessuna di quelle soluzioni entrerà nella legge.

Non si tratterebbe quindi di scegliere tra Menia, Giacobbe o un’altra proposta.

La scelta sarebbe già stata fatta a monte: nessuna modifica.

Cosa significa per gli italiani all’estero

Le conseguenze sono rilevanti.

Il testo approvato dalla Camera ridisegna la geografia elettorale della circoscrizione Estero.

Alla Camera dei deputati, le attuali quattro ripartizioni vengono sostituite da due grandi aree: Europa e una seconda ripartizione che comprende Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide. Il testo ufficiale dell’articolo 6 sostituisce infatti l’attuale articolazione territoriale prevista dalla legge 459 del 2001. 

Per il Senato, il sistema supera la tradizionale divisione nelle quattro ripartizioni e porta la competizione elettorale su una dimensione complessiva della circoscrizione Estero.

È esattamente il punto sul quale si erano concentrate le maggiori preoccupazioni delle comunità italiane nel mondo.

Australia dentro un collegio enorme

Per l’Australia il cambiamento sarebbe particolarmente evidente.

L’attuale ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide perderebbe alla Camera la propria autonomia elettorale e verrebbe inserita in una macro-area insieme alle Americhe.

Significa mettere nello stesso spazio elettorale comunità lontanissime tra loro e profondamente diverse per numero di elettori, storia migratoria e livelli di partecipazione.

Il problema non riguarda soltanto la carta geografica.

Riguarda la possibilità concreta di mantenere un rapporto tra territorio e rappresentanza.

Con bacini elettorali molto più grandi, il peso delle singole comunità dovrà essere misurato all’interno di una competizione completamente diversa da quella prevista dalla legge Tremaglia.

La proposta Menia non avrebbe più spazio

Proprio per evitare una simile concentrazione territoriale, Menia aveva proposto un modello alternativo.

Quattro ripartizioni mantenute al Senato.

Otto aree alla Camera.

Tre in Europa, due in Nord America, due in Sud America e una per Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Era una soluzione destinata a preservare una dimensione territoriale maggiormente riconoscibile, soprattutto per realtà come quella australiana.

Ma, secondo il quadro che emerge ora dalla maggioranza, anche questa strada sarebbe chiusa.

L’emendamento potrà formalmente seguire il proprio percorso parlamentare, ma non avrebbe più i numeri né la volontà politica necessaria per modificare il provvedimento.

Anche il fronte contrario all’articolo 6 si ferma

Lo stesso vale per gli emendamenti soppressivi.

Una parte dell’opposizione aveva cercato di eliminare le modifiche alla circoscrizione Estero, mantenendo sostanzialmente l’impianto territoriale precedente.

Anche queste proposte, se la maggioranza confermerà la propria linea, non avranno possibilità di incidere.

Il punto non è più quindi quale modello alternativo abbia maggiori possibilità.

Il punto è che la maggioranza non vorrebbe più modelli alternativi.

Perché il testo della Camera diventa decisivo

C’è anche una ragione procedurale che rende questa scelta particolarmente importante.

Il DDL 1971 è stato approvato dalla Camera il 16 luglio 2026 ed è ora all’esame del Senato. 

Se Palazzo Madama lo modificasse anche soltanto in una parte, il provvedimento dovrebbe tornare a Montecitorio.

Se invece il Senato approvasse esattamente lo stesso testo già votato dalla Camera, non sarebbe necessario un nuovo passaggio parlamentare tra i due rami.

È quindi evidente perché, nella fase finale dell’iter, la scelta di non modificare possa assumere un peso politico decisivo.

La priorità della maggioranza sembra essere ormai quella di chiudere il provvedimento, evitando una nuova navetta parlamentare.

Settimane di discussione senza modificare l’Estero

Per le comunità italiane nel mondo resta però un dato politico difficile da ignorare.

Nelle ultime settimane sono state presentate numerose proposte.

Si è discusso di rappresentanza territoriale.

Si è discusso delle dimensioni enormi delle nuove ripartizioni.

Si è discusso del rischio che alcune comunità possano perdere peso nella scelta dei parlamentari.

Sono state presentate soluzioni alternative da maggioranza e opposizione.

Ma, se quanto emerge dalle fonti vicine alla maggioranza verrà confermato, tutto questo confronto non modificherà l’articolo 6.

La riforma dell’Estero resterà quella uscita dalla Camera.

La partita è chiusa politicamente, manca il voto formale

Occorre mantenere una distinzione fino all’ultimo.

Il Parlamento deve votare.

Gli emendamenti non possono essere considerati formalmente respinti prima che il procedimento parlamentare abbia prodotto il relativo esito.

Ma la politica spesso precede il voto.

E le indicazioni che arrivano dalla maggioranza sono nette: non ci sarebbero più margini di trattativa sulla circoscrizione Estero.

Il governo e i gruppi che sostengono la riforma intenderebbero tirare dritto sul testo della Camera.

Se questa linea reggerà in Aula, per gli italiani all’estero la partita sarà definitivamente conclusa.

Non ci saranno le otto aree di Menia.

Non resteranno le quattro ripartizioni così come le abbiamo conosciute.

Non passeranno gli emendamenti che chiedevano di cancellare la riforma dell’articolo 6.

Resterà il testo approvato dalla Camera.

Dopo settimane nelle quali sembrava ancora possibile correggere la riforma, l’indicazione politica che arriva dalla maggioranza è ora opposta: il tempo delle modifiche sarebbe terminato.

E per gli italiani all’estero, a questo punto, più che chiedersi quale emendamento vincerà, bisogna cominciare a capire che cosa comporterà concretamente il nuovo sistema elettorale.