In queste settimane ho letto e ascoltato più di una volta l’aspettativa di qualcuno. Che fossimo noi a presentare una lista per il rinnovo del Com.It.Es. di Sydney. Quasi fosse scontato che, dopo dieci anni di esperienza, discussioni e anche contrasti, avremmo dovuto rimetterci in fila e ripartire con una nuova candidatura. Nulla di più lontano dalla realtà.
La nostra proposta, fin dall’inizio, era un’altra: l’unità. Non una lista costruita per occupare poltrone, distribuire ruoli o garantire la sopravvivenza di questo o quel gruppo, ma un progetto più ampio, capace di mettere insieme persone diverse attorno a pochi obiettivi concreti.
Era questa la proposta. Dall’altra parte, invece, sono arrivati i soliti commenti incerti, le mezze aperture, le formule prudenti e quella politica delle veline e delle passerelle che spesso precede le candidature senza mai affrontare davvero i problemi. Perché il problema non è soltanto chi si candida. Il problema è che cosa si intende fare.
E qui non possiamo ignorare la situazione nella quale il Com.It.Es. arriva a questo appuntamento elettorale. Un organismo che, per quanto ci riguarda, appare lasciato allo sbando, con i fondi locali ormai prosciugati e con interrogativi ancora aperti persino sul bilancio preventivo che dovrebbe accompagnare il prossimo mandato.
Non è una questione di polemica personale. È una questione di responsabilità. Prima di chiedere voti agli italiani, sarebbe stato forse opportuno spiegare con chiarezza dove siamo arrivati, quali risorse rimangono, quali impegni sono stati assunti e soprattutto quale prospettiva concreta si intende offrire al prossimo Com.It.Es.
Noi avevamo provato a partire da qui, ovvero dalla necessità di voltare pagina attraverso un confronto serio e, se possibile, attraverso una vera unità. Non è stato possibile.
E allora è bene chiarire anche questo punto. Non siamo noi ad aver scelto la divisione. Avevamo proposto di superarla. Qualcuno si aspettava probabilmente che saremmo stati noi a mettere in campo l’ennesima lista. Abbiamo invece scelto di non partecipare a un gioco già visto.
Perché un progetto ha senso soltanto quando c’è la volontà di cambiare davvero qualcosa.
