Il capo economista di AMP avverte: senza una soluzione alla crisi in Medio Oriente, il petrolio potrebbe raggiungere 150 dollari statunitensi al barile. I prezzi alla pompa sono già tornati a salire.
A cura della redazione online
La benzina senza piombo in Australia potrebbe superare 2,70 dollari australiani al litro se la crisi petrolifera legata al conflitto in Medio Oriente non trovasse una soluzione. È lo scenario indicato da Shane Oliver, capo economista di AMP, nella sua analisi settimanale ripresa dall’ABC. L’economista associa il rischio di nuovi rincari a un possibile aumento del greggio verso 150 dollari statunitensi al barile.
Oliver colloca i prezzi australiani della benzina intorno a 2,39 dollari al litro e osserva che il loro aumento ha ormai raggiunto e superato quello del petrolio. Secondo la sua analisi, una parte della pressione deriva dal rincaro dei prodotti raffinati rispetto al greggio, anche a seguito degli attacchi ucraini alle raffinerie russe e della conseguente riduzione delle esportazioni di carburanti.
Il meccanismo aiuta a comprendere perché una discesa del petrolio non si traduca necessariamente in un sollievo immediato per gli automobilisti. Come spiega l’Australian Competition and Consumer Commission, i prezzi australiani dipendono in larga misura dalle quotazioni internazionali dei carburanti raffinati e dal cambio tra dollaro australiano e statunitense. Questi valori influenzano prima i prezzi all’ingrosso e poi quelli al dettaglio.
L’ultimo rapporto settimanale dell’ACCC conferma la risalita. Il 23 settembre, il prezzo medio della benzina nelle cinque maggiori città — Sydney, Melbourne, Brisbane, Adelaide e Perth — era di 237,1 centesimi al litro, con un aumento di 12,9 centesimi, circa il 6%, in una settimana. Nei centri regionali monitorati, la media raggiungeva 242,7 centesimi.
Per le famiglie, un eventuale passaggio da 2,39 a 2,70 dollari comporterebbe 15,50 dollari in più per un rifornimento da 50 litri. È un esempio dell’impatto dello scenario prospettato: il suo verificarsi dipenderà dall’evoluzione del conflitto e degli approvvigionamenti.
Nel pomeriggio australiano, intanto, il Brent ha mostrato una flessione sulle speranze di progressi diplomatici tra Stati Uniti e Iran. Nell’aggiornamento ABC delle 15.50 AEST, era indicato a 105,31 dollari statunitensi al barile, in calo dell’1,2%. Reuters riportava la posizione di un alto funzionario iraniano favorevole alla riapertura della navigazione nello Stretto di Hormuz in cambio della fine del blocco navale americano.
Sul fronte interno, l’attenzione resta rivolta anche alla Reserve Bank of Australia. Commonwealth Bank prevede un rialzo dei tassi di 0,25 punti percentuali nella prossima riunione. È una previsione degli economisti della banca: la decisione della RBA deve ancora essere annunciata. L’andamento dei carburanti aggiunge pressione al costo della vita mentre famiglie e imprese attendono le prossime indicazioni su tassi e inflazione.
