di Anna De Peron
Ah la Scozia! Terra di castelli imbronciati avvolti nella nebbia, creature mitiche che affiorano da laghi misteriosi, paesaggi aspri e bei tenebrosi scozzezi con il kilt e la cornamusa!
Romanticismo a parte, la storia di questo paese e’ stata segnata da feroci battaglie contro gli inglesi, scontri sanguinosi tra i clan e violente congiure politiche per l’indipendenza dall’Inghliterra. Diciamo che gli scozzesi non sono nuovi ad eventi storici drammatici e sanguinari.
Un caso dal nome ironicamente divertente, noto come “le guerre dei gelati”, ha toccato profondamente la Scozia. Questa storia incomincio’ con gli emigranti italiani arrivati nel 1900 e concluse con conseguenze disastrose negli anni 80. Alla fine del 1800 e inizio del 1900, in Italia incomincio’ il periodo delle grandi emigrazioni. La meta sognata era l’ America ma parecchi sono finiti anche in Scozia. Glasgow, con i suoi cantieri, fonderie, e industrie tessili, offriva opportunita’ di lavoro e ben presto gli italiani vi si stabilirono. Grazie al loro spirito imprenditoriale non tardarono ad aprire caffe’, gelaterie, negozi di barbiere e di fish e chips.
Nella Gran Bretagna del 1900, il gelato era un lusso permesso solo ai reali e ai super ricchi. Gli italiani facevano il gelato in casa e divennero esperti gelatai. Sulle strade, vendevano i gelati fatti con le gelatiere portatili e ben presto il gelato divenne popolarissimo. Era buono e costava poco. Il fattore low cost era un’ attrazione irrestitibile per la taccagneria leggendaria degli scozzesi!!!
I gelatai offrivano l’assaggio sulle strade gridando “Ecco un poco!” Il gelato a Glasgow era ed e’ ancora chiamato nel gergo locale “okey pokey”. In seguito, la gustosa leccornia si vendeva dai furgoncini ambulanti che avvertivano la loro presenza con il tintinnio del carillon. Negli anni 60, il crollo dell’ industria pesante a Glasgow porto’ gravi problemi sociali tra cui la disoccupazione, la povertà e la sovrapopolazione. Il governo decise di rimediare costruendo case popolari in quattro centri satellite nella periferia della citta’. Lo scopo era di sfollare i vecchi edifici condominiali malsani e pericolanti del centro e di migliorare il tenore di vita degli abitanti.
Purtroppo questi centri di 200 000 persone, non avevano negozi, scuole, trasporti pubblici o intrattenimenti . Citta’ di palazzi di cemento senza infrastrutture, popolate da gente povera che non poteva permettersi ne l’auto ne il costo dei mezzi pubblici per andare in citta’.
Gli affaristi italiani videro un’ opportunita’ da non perdere. Con i furgoncini portavano il gelato a queste communita’ isolate e ben presto vendevano non solo gelato ma fornivano generi alimentari, giocattoli, sigarette e bevande alcoliche.
L’ arrivo del furgoncino con la musichetta tintinnante era il segnale di comprarsi un bel gelato e di fare la spesa. Alla fine degli anni 60 e nei 70, i furgocini divennero supermercati ambulanti. Non avendo competizione dai negozi, gli intraprenditori italiani facevano soldi a palate. La ditta Marchetti, una delle piu’ grosse, vantava 40 furgoncini in zona e assumeva anche autisti scozzesi.
La notizia di questa miniera d’ oro si diffuse . Nuovi operatori decisero di entrare nel mercato ma i commercianti originali non volevano neo arrivati nel loro territorio. E li incominciarono le guerriglie. Ogni ditta aveva la sua zona stabilita e guai se qualcun osava a vendere il gelato nel territorio altrui.
Gomme sgonfiate, finestrini rotti – persino pagavano bande di ragazzini per vandalizzare furgoncini “nemici”. Comprare un gelato era diventato pericoloso. Si rischiava una botta in testa se si andava da un furgone che girava fuori dalla sua zona.
Negli anni 80 i guai seri cominciarono per i gelatai. Le bande criminali della malavita di Glasgow fiutarono la grande potenziale di usare i furgoncini del gelato come copertura per spacciare droga e merce rubata. I boss scozzesi forzavano i gelatai a vendere droga o subappaltavano il giro che gli interessava.
Per chi non collaborava c’ erano pesanti minacce, bastonate e alle volte sparatoie. La polizia non interveniva. Quando si trattava di criminalita’ organizzata chiudeva un occhio. La situazione e’ esplosa nel 1984. Andrew Doyle, uno scozzese che lavoravava per la ditta Marchetti, si rifiuto’ di vendere droga malgrado le ripetute intimidazioni. Nella notte del 16 aprile 1984 ci fu un incendio nell’ appartamento di Doyle causato da petrolio cosparso sulla porta d’ingresso. Tutta la famiglia di sei persone incluso un bambino di 18 mesi morirono nel rogo.
Lo scandalo, l’ indignazione e il clamore pubblico che seguirono forzarono la polizia a reagire. Due sospetti, criminali gia’ noti alla polizia, furono arrestati, processati e condannati all’ ergastolo per incendio doloso e omicidio. I due si sono sempre dichiarati innocenti. Nel 1996 ci fu un appello e dopo varie proteste pubbliche i due furono rilasciati nel 2004. La loro condanna e’ stata annullata per mancanza di evidenza attendibile.
I veri colpevoli dell’ omicidio non sono mai stati trovati. C’è chi pensa che i due accusati fossino solo capri espiatori per nascondere il responsabile, un boss di Glasgow diventato informatore e quindi protetto dalla polizia. Altri dicono che la polizia stessa era coinvolta nel giro quindi doveva coprire le tracce. La verita’ non si sapra’ mai, ma le guerre dei gelati sono entrate nella coscienza collettiva scozzese come un periodo sinistro e triste nella storia di Glasgow.
Le guerre sono decisamente finite e oggi si puo’ tranquillamente gustare in santa pace un ottimo gelato nelle gelaterie italiane di Glasgow!

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