Legge elettorale, ricorsi in 25 tribunali contro il “Melonellum”: nel mirino anche il voto degli italiani all’estero

Oltre 300 cittadini, costituzionalisti e rappresentanti della società civile contestano la nuova legge elettorale, entrata in vigore il 24 ottobre. Tra i firmatari l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, con il sostegno di una rete di circa trenta associazioni. Annunciate nuove iniziative per le minoranze linguistiche e per la Circoscrizione Estero. Prima udienza fissata a Trento per il 16 dicembre.

La nuova legge elettorale italiana finisce davanti ai tribunali appena due giorni dopo la sua entrata in vigore. Sono stati depositati simultaneamente ricorsi in 25 tribunali ordinari contro la riforma approvata dal Parlamento, conosciuta come Stabilicum o Melonellum, con l’obiettivo di sottoporre alla Corte costituzionale le disposizioni ritenute incompatibili con i principi fondamentali della Costituzione.

L’iniziativa è stata presentata durante una conferenza stampa al Senato da un gruppo di costituzionalisti e giuristi che rappresentano la Rete per un voto libero e uguale, organizzazione che riunisce circa trenta associazioni della società civile.

Tra i ricorrenti figura anche l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, insieme a professori universitari, amministratori locali, ex magistrati, esponenti delle istituzioni, giornalisti e rappresentanti di organizzazioni come ANPI e CGIL.

L’azione giudiziaria coinvolge oltre 300 sottoscrittori e una rete di circa 110 avvocati distribuiti sul territorio nazionale.

Un’iniziativa coordinata che potrebbe aprire un confronto giudiziario destinato ad accompagnare la politica italiana fino alle prossime elezioni parlamentari.

Venticinque tribunali coinvolti contemporaneamente

A illustrare le ragioni dell’iniziativa sono stati Pietro Adami, Maria Agostina Cabiddu, Anna Falcone, Enrico Grosso e Roberto Zaccaria.

I ricorsi sono stati presentati nei tribunali ordinari delle città che ospitano sedi o distretti di Corte d’appello.

Secondo Roberto Zaccaria, coordinatore della Rete, si tratta di una mobilitazione giudiziaria senza precedenti per estensione territoriale e modalità di presentazione.

L’obiettivo è ottenere, prima delle prossime elezioni politiche, un giudizio della Corte costituzionale sui punti controversi della normativa.

Le iniziative seguono una traccia giuridica comune, ma non sono necessariamente identiche.

I ricorrenti hanno infatti adattato le contestazioni alle diverse situazioni territoriali e alle questioni specifiche che intendono sottoporre ai magistrati.

Un esempio arriva dalla Sardegna, dove il ricorso depositato al Tribunale di Cagliari individua otto possibili motivi di illegittimità costituzionale, riguardanti soprattutto l’eguaglianza del voto, la libertà di scelta dei rappresentanti e il pluralismo politico.

Il nodo costituzionale: voto libero, personale e uguale

Al centro dell’iniziativa si trova l’articolo 48 della Costituzione italiana, che tutela il carattere personale, eguale, libero e segreto del voto.

Secondo i promotori, alcune disposizioni della nuova legge rischiano di compromettere il rapporto tra volontà degli elettori e composizione del Parlamento.

Le contestazioni comprendono diversi aspetti del sistema elettorale, tra cui il premio di governabilità, le modalità di attribuzione dei seggi, le candidature bloccate e l’indicazione della persona proposta per l’incarico di presidente del Consiglio.

Altri dubbi riguardano le soglie di accesso alla rappresentanza, le regole sulle candidature e il sistema di distribuzione dei seggi al Senato.

Particolare attenzione viene riservata al possibile squilibrio tra voti ottenuti dai partiti e numero dei rappresentanti eletti.

Non si tratta, tuttavia, di violazioni costituzionali già riconosciute.

Saranno i giudici a stabilire se le questioni sollevate siano rilevanti e non manifestamente infondate, e se debbano essere trasmesse alla Corte costituzionale.

Cosa prevede la nuova legge elettorale

La riforma è stata approvata definitivamente dal Parlamento e promulgata come legge 9 ottobre 2026, numero 180, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 9 ottobre ed entrata in vigore il 24 ottobre.

Il nuovo sistema mantiene un’impostazione prevalentemente proporzionale, ma introduce un premio di governabilità per la lista o coalizione che ottenga il maggior numero di voti in entrambe le Camere, raggiungendo almeno il 42 per cento dei consensi validi in ciascuna.

Il premio previsto è di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, con limiti complessivi alla rappresentanza assegnabile alla coalizione beneficiaria.

La riforma reintroduce inoltre il voto di preferenza per i candidati delle liste, fino a tre preferenze secondo le condizioni previste dalla normativa, mentre i capilista rimangono esclusi dalla scelta tramite preferenze.

I sostenitori della riforma evidenziano l’obiettivo di favorire maggioranze parlamentari più stabili e di ampliare la possibilità per gli elettori di indicare candidati di propria scelta.

I ricorrenti contestano invece il rischio che alcuni meccanismi possano produrre effetti eccessivamente distorsivi della rappresentanza parlamentare.

Il voto degli italiani all’estero entra nel confronto

Uno degli sviluppi più importanti per gli italiani residenti fuori dai confini nazionali riguarda la possibilità di presentare ulteriori ricorsi sulla Circoscrizione Estero.

Durante la conferenza stampa, l’avvocato Pietro Adami ha annunciato che nelle prossime settimane potrebbero essere avviate iniziative giudiziarie specifiche sulle nuove disposizioni riguardanti gli elettori italiani all’estero.

In particolare, è allo studio un ricorso da presentare a Roma per contestare una presunta lesione dei diritti di rappresentanza nella Circoscrizione Estero.

La questione, ha precisato Adami, è ancora oggetto di approfondimento giuridico.

Pertanto, non risulta ancora depositato, nell’ambito di questa iniziativa annunciata, uno specifico ricorso romano contro le disposizioni sulla Circoscrizione Estero.

Il tema è particolarmente significativo per le comunità italiane in Australia, nelle Americhe, in Europa e nelle altre regioni del mondo, perché la legge introduce cambiamenti importanti nella struttura territoriale della rappresentanza parlamentare.

Camera e Senato: cosa cambia per gli italiani all’estero

Gli articoli 6 e 7 della nuova legge intervengono direttamente sulle disposizioni che regolano il voto degli italiani residenti all’estero.

La novità più rilevante riguarda la suddivisione geografica della Circoscrizione Estero.

Per la Camera dei deputati, le precedenti quattro ripartizioni vengono sostituite da due grandi aree:

  • Europa;
  • Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Per il Senato, invece, la ripartizione dei quattro seggi avviene nell’ambito dell’intera Circoscrizione Estero, anziché attraverso la precedente distribuzione territoriale.

Questo significa che l’elezione dei senatori non è più legata alla garanzia di un seggio per ciascuna delle quattro ripartizioni precedenti.

La nuova disciplina modifica quindi il rapporto tra rappresentanza geografica e peso numerico degli elettori.

Per gli italiani residenti in Australia, inclusi nella grande ripartizione che comprende anche Americhe, Africa e Asia per l’elezione della Camera, la questione assume particolare rilievo.

L’effettiva distribuzione degli eletti dipenderà dai voti, dalle candidature e dai meccanismi di assegnazione previsti dalla nuova normativa.

Resta però aperto il dibattito politico e giuridico sull’equilibrio tra territori caratterizzati da comunità italiane molto diverse per dimensioni e distribuzione geografica.

Nuove regole anche per il voto postale

L’articolo 7 introduce ulteriori modifiche relative alle procedure elettorali all’estero.

Tra queste figurano nuove disposizioni sui tagliandi dei certificati elettorali, che dovranno essere firmati dall’elettore e riportare codici alfanumerici identificativi leggibili otticamente.

Sono inoltre previste misure per il controllo delle schede, nuove disposizioni in materia di spedizione e maggiore trasparenza sul numero dei plichi ricevuti dagli uffici consolari.

Per il 2027 viene previsto un finanziamento di 21 milioni di euro destinato a utilizzare sistemi postali più affidabili, inclusa, salvo comprovata impossibilità, la spedizione raccomandata o modalità equivalenti.

La riforma contiene dunque sia modifiche alla rappresentanza politica sia interventi amministrativi finalizzati alla gestione del voto per corrispondenza.

L’eventuale ricorso sulla Circoscrizione Estero dovrà precisare quali specifiche disposizioni si ritengano contrarie alla Costituzione e su quali argomentazioni giuridiche si fondino le contestazioni.

Minoranze linguistiche: annunciati nuovi ricorsi

Le future iniziative non riguarderanno soltanto gli italiani all’estero.

Pietro Adami ha annunciato approfondimenti e ricorsi specifici anche per le minoranze linguistiche riconosciute.

Particolare attenzione viene rivolta alla Valle d’Aosta e al Friuli Venezia Giulia.

Nella prima regione, i promotori intendono contestare alcuni aspetti delle nuove disposizioni elettorali.

In Friuli Venezia Giulia, invece, l’attenzione si concentrerà sulle conseguenze per le comunità di lingua slovena.

Secondo i ricorrenti, le modalità di assegnazione dei seggi potrebbero non garantire un’adeguata tutela di alcune minoranze territoriali.

Anche in questo caso si tratta di contestazioni che dovranno essere esaminate dai giudici e non di disposizioni già dichiarate illegittime.

Romano Prodi tra i firmatari

La presenza di Romano Prodi tra i ricorrenti conferisce all’iniziativa una particolare visibilità politica.

L’ex presidente del Consiglio si è unito a numerosi esponenti del mondo accademico, giuridico e associativo che chiedono un controllo preventivo sulla compatibilità costituzionale della riforma.

L’obiettivo dichiarato dai promotori non è ottenere una valutazione politica della legge da parte dei tribunali, ma verificare se le sue disposizioni rispettino i principi costituzionali relativi alla rappresentanza democratica.

La Rete per un voto libero e uguale sostiene che una pronuncia prima delle prossime elezioni sarebbe preferibile a una decisione successiva alla costituzione del nuovo Parlamento.

L’iniziativa richiama anche le precedenti sentenze della Corte costituzionale su alcune disposizioni del Porcellum e dell’Italicum.

Quei precedenti, tuttavia, non determinano automaticamente l’illegittimità della nuova normativa, che dovrà essere valutata nei suoi contenuti specifici.

Prima udienza a Trento il 16 dicembre

Un primo passaggio giudiziario è già stato fissato.

Il Tribunale di Trento dovrebbe esaminare uno dei ricorsi il 16 dicembre 2026.

I promotori auspicano che anche gli altri tribunali fissino rapidamente le udienze, consentendo l’eventuale trasmissione delle questioni alla Corte costituzionale tra gennaio e febbraio.

L’obiettivo dichiarato è arrivare a una pronuncia prima delle prossime elezioni politiche.

Il percorso rimane però incerto.

I tribunali ordinari dovranno valutare autonomamente le questioni sollevate e potranno decidere se trasmetterle o meno alla Consulta.

La Corte costituzionale, qualora venga investita di una o più questioni, dovrà successivamente esaminarne l’ammissibilità e il merito.

Il deposito dei ricorsi non sospende automaticamente l’efficacia della nuova legge elettorale, che rimane in vigore.

Una battaglia giudiziaria destinata a incidere sul dibattito politico

La presentazione simultanea dei ricorsi apre una fase nuova nel confronto sulla legge elettorale.

Dopo l’approvazione parlamentare e la promulgazione, la discussione si sposta ora anche nelle sedi giudiziarie.

Il governo e la maggioranza hanno sostenuto la necessità di introdurre un sistema capace di favorire la governabilità e garantire una maggiore stabilità politica.

I promotori dei ricorsi chiedono invece che sia verificato il rispetto dei principi costituzionali, con particolare attenzione all’eguaglianza del voto e alla libertà di scelta degli elettori.

Per gli italiani all’estero, il possibile contenzioso sulla nuova articolazione della Circoscrizione Estero rappresenta uno degli aspetti più importanti da seguire.

La riforma modifica infatti la struttura territoriale della rappresentanza, in particolare per l’elezione del Senato, e introduce una diversa organizzazione delle ripartizioni alla Camera.

Il confronto non riguarda soltanto il modo in cui saranno distribuiti i seggi, ma anche il rapporto tra il voto espresso dai cittadini e la loro rappresentanza in Parlamento.

Con venticinque tribunali già coinvolti e ulteriori ricorsi annunciati, la nuova legge elettorale entra così in una fase di verifica giudiziaria che potrebbe avere conseguenze rilevanti sul futuro sistema politico italiano.


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A cura della Redazione Politica