Ebola, in Congo oltre 10mila contagi e quasi 5mila morti: l’epidemia supera i confini africani

È la seconda epidemia di Ebola più grande mai registrata al mondo. Oltre 2.700 bambini contagiati, nuovi casi in Kenya e Nigeria e un’infermiera uccisa mentre prestava soccorso. L’Organizzazione mondiale della sanità intensifica la risposta all’emergenza.

L’emergenza Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha raggiunto proporzioni drammatiche. I casi confermati hanno superato quota 10mila, mentre il numero delle vittime si avvicina a 5mila. Una crisi sanitaria che continua ad aggravarsi e che, dopo mesi di tentativi di contenimento, sta assumendo una dimensione internazionale.

Secondo i dati diffusi dalle autorità sanitarie congolesi e confermati dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, al 25 ottobre 2026 si registrano 10.060 infezioni accertate e 4.887 decessi, con un tasso di letalità tra i casi confermati vicino al 49%.

L’epidemia, dichiarata ufficialmente il 15 maggio, interessa ormai otto province e 66 zone sanitarie del Paese. La regione dell’Ituri rimane l’epicentro della crisi, seguita dal Nord Kivu, territori già profondamente segnati da conflitti armati, instabilità e difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari.

Si tratta della più grave epidemia di Ebola mai registrata nella Repubblica Democratica del Congo e della seconda al mondo per numero di casi, superata soltanto dall’emergenza che colpì l’Africa occidentale tra il 2014 e il 2016.

Oltre 2.700 bambini contagiati: l’emergenza umanitaria

Particolarmente preoccupante è la situazione dei minori. Secondo Save the Children, oltre 2.700 bambini hanno contratto il virus e centinaia hanno perso la vita.

Greg Ramm, direttore dell’organizzazione nella Repubblica Democratica del Congo, ha sottolineato come dietro i numeri si nascondano migliaia di famiglie che vivono quotidianamente nella paura e nell’incertezza.

L’epidemia colpisce comunità già indebolite da guerre, sfollamenti e insicurezza alimentare. Molte famiglie non riescono ad accedere tempestivamente alle cure, mentre gli ospedali operano in condizioni di estrema pressione.

La crisi sta inoltre compromettendo altri servizi essenziali, dalle vaccinazioni infantili all’assistenza materna, aggravando una situazione sanitaria già fragile.

Il virus Bundibugyo e la sfida dei vaccini

A rendere questa epidemia particolarmente difficile da affrontare è il ceppo responsabile dei contagi: il Bundibugyo, una variante meno comune tra i virus che causano la malattia da Ebola.

Attualmente non esistono vaccini o trattamenti specifici autorizzati contro questa forma della malattia. Tuttavia, il 23 ottobre è stata avviata a Bunia la sperimentazione clinica TUMAINI, finalizzata a valutare nuovi candidati vaccini.

L’Organizzazione mondiale della sanità sta collaborando con le autorità locali per rafforzare la diagnosi precoce, l’isolamento dei pazienti, il tracciamento dei contatti e le misure di prevenzione.

Il virus si trasmette principalmente attraverso il contatto diretto con sangue o altri fluidi corporei di persone infette, oppure con materiali contaminati. L’individuazione tempestiva dei casi e l’assistenza sanitaria adeguata rimangono strumenti fondamentali per ridurre la mortalità.

L’Ebola attraversa i confini: casi in Kenya e Nigeria

La preoccupazione internazionale è aumentata dopo la conferma di infezioni collegate all’epidemia in Kenya e Nigeria.

In Kenya sono stati registrati nove casi e due decessi, mentre in Nigeria è stata confermata un’infezione. Le autorità sanitarie stanno ricostruendo i movimenti delle persone contagiate e monitorando i contatti potenzialmente esposti.

Anche Uganda e Francia hanno registrato casi collegati all’epidemia, ma senza infezioni attive secondo gli ultimi dati disponibili.

Il direttore generale di Africa CDC, Jean Kaseya, ha chiesto un’accelerazione della risposta continentale, sottolineando la necessità di una maggiore cooperazione tra governi, strutture sanitarie e organismi internazionali.

La diffusione oltre i confini congolesi rende indispensabile il coordinamento delle attività di sorveglianza epidemiologica e il rafforzamento delle capacità diagnostiche.

Un’infermiera uccisa mentre combatteva l’epidemia

Alla tragedia sanitaria si aggiunge quella della violenza contro il personale medico.

Nella provincia di Tshopo, un’infermiera è stata uccisa e un altro operatore sanitario gravemente ferito durante un intervento in risposta a una segnalazione di Ebola.

L’attacco è stato condannato dal direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha ribadito la necessità di garantire sicurezza e dignità a quanti lavorano per proteggere le comunità.

Disinformazione, diffidenza nei confronti delle autorità e timori legati alla malattia complicano ulteriormente il lavoro dei soccorritori.

In diverse aree, l’insicurezza impedisce di raggiungere tempestivamente i pazienti, mentre le difficoltà logistiche rallentano il trasporto di materiali sanitari e dispositivi di protezione.

Una crisi che richiede una risposta internazionale

Nonostante la gravità della situazione, l’OMS continua a considerare basso il rischio sanitario complessivo a livello globale sulla base della sua più recente valutazione disponibile, attualmente sottoposta a revisione. Il pericolo rimane invece molto elevato nelle aree maggiormente colpite della Repubblica Democratica del Congo.

La priorità resta interrompere le catene di trasmissione, sostenere gli operatori sanitari e garantire l’accesso alle cure.

Il superamento dei 10mila contagi rappresenta un nuovo e doloroso capitolo nella storia delle epidemie africane. Ma soprattutto ricorda che, dietro ogni statistica, ci sono persone, famiglie e comunità che continuano a pagare il prezzo più alto di un’emergenza sanitaria ancora lontana dall’essere risolta.