L’ex primo ministro richiama il Paese alla necessità di restare competitivo e attrattivo. Un nuovo sondaggio rivela che il 92% degli australiani all’estero vorrebbe tornare o non esclude di farlo, ma per molti mancano concrete opportunità professionali.
L’Australia rischia di perdere una delle sue risorse più preziose: il capitale umano. A lanciare l’allarme è l’ex primo ministro John Howard, che invita il Paese a rafforzare la propria competitività economica e a valorizzare le competenze dei cittadini australiani che vivono e lavorano all’estero.
Le sue dichiarazioni arrivano dopo la pubblicazione del Global Australians Survey dell’ottobre 2026, un’indagine che evidenzia una crescente preoccupazione tra gli australiani espatriati per il futuro economico e tecnologico della nazione.
Secondo il sondaggio, il 63% degli intervistati ritiene che l’Australia non sia sufficientemente ambiziosa, mentre il 60% considera il Paese in ritardo rispetto ai cambiamenti economici e tecnologici internazionali. Oltre sei partecipanti su dieci ritengono inoltre che l’Australia non riesca a sfruttare adeguatamente le competenze, le esperienze e le relazioni professionali sviluppate dai propri cittadini nel mondo.
Howard: «Non conta soltanto lo stipendio»
Per John Howard, alla guida del governo australiano dal 1996 al 2007, la capacità di attrarre e trattenere talenti dipende soprattutto dalla solidità dell’economia e dalla qualità delle opportunità offerte.
L’ex premier ha sottolineato la necessità di mantenere condizioni economiche competitive e attrattive, osservando che la mobilità internazionale dei professionisti è diventata sempre più intensa.
Howard ha anche ricordato che la scelta di vivere in un Paese non dipende esclusivamente dalla retribuzione. La qualità della vita, la stabilità economica e le prospettive professionali rappresentano fattori altrettanto importanti.
A suo giudizio, la forza dell’economia australiana rimane il principale elemento capace di convincere i lavoratori qualificati a restare oppure a rientrare dall’estero.
Il 92% considera il ritorno, ma mancano le opportunità
Uno dei dati più significativi dell’indagine riguarda il rapporto degli espatriati con il proprio Paese d’origine.
Il 92% degli intervistati dichiara di voler tornare in Australia oppure di essere aperto a questa possibilità. All’interno di questa percentuale, il 70% manifesta esplicitamente il desiderio di vivere nuovamente nel proprio Paese.
Tuttavia, circa tre quarti dei partecipanti affermano di non disporre di un percorso professionale realistico per rientrare.
Il problema, dunque, non sembra essere soltanto la volontà di tornare, ma la possibilità di trovare un’occupazione adeguata alle competenze e all’esperienza maturate all’estero.
Non sorprende che l’89% degli intervistati sostenga l’introduzione di una strategia nazionale dedicata agli australiani residenti all’estero e a coloro che desiderano rientrare.
L’esperienza internazionale come risorsa per il Paese
Tra le testimonianze raccolte figura quella di Cassandra Kelly, dirigente australiana trasferitasi all’estero all’età di 24 anni e oggi residente a New York.
Kelly, 52 anni, collabora con organismi internazionali nel settore tecnologico, offre consulenza sulla trasformazione digitale e ricopre l’incarico di vicepresidente della Fred Hollows Foundation negli Stati Uniti.
Pur non avendo attualmente intenzione di rientrare in Australia, ha evidenziato le difficoltà incontrate da numerosi giovani professionisti australiani che vorrebbero riportare in patria le competenze acquisite all’estero.
La sua esperienza mette in luce un aspetto centrale del dibattito: lavorare in altri Paesi può rappresentare un’importante occasione di crescita professionale, ma il valore di queste conoscenze rischia di non essere pienamente utilizzato dall’economia australiana.
La sfida per il futuro dell’Australia
Il dibattito sollevato da Howard va oltre il tradizionale fenomeno della fuga dei cervelli.
In un mercato del lavoro sempre più internazionale, la circolazione dei talenti può rappresentare un’opportunità, a condizione che esistano strumenti per mantenere i collegamenti con i professionisti emigrati e favorirne, quando desiderato, il rientro.
L’Australia dispone di una comunità internazionale di cittadini altamente qualificati, attivi nei settori della ricerca, della tecnologia, della finanza e dell’industria.
La questione è comprendere come trasformare questa rete globale in una risorsa per la crescita nazionale.
La sfida non è impedire agli australiani di partire, ma fare in modo che l’esperienza acquisita nel mondo possa trovare spazio anche nel loro Paese d’origine.
