Spagna, tre giorni di lutto nazionale: 69 morti nello scontro tra treni, emergono gli audio prima della tragedia

Il Paese si ferma per ricordare le vittime della collisione ferroviaria di Urda, vicino a Toledo. Cinquanta persone rimangono ricoverate. Le prime ricostruzioni indicano un guasto al sistema automatico di sicurezza seguito dall’autorizzazione a ripartire concessa a un treno Renfe, mentre un convoglio Iryo era ancora fermo sui binari. Il premier Pedro Sánchez promette piena chiarezza, mentre i sindacati chiedono di accertare anche le responsabilità del sistema ferroviario.

La Spagna si ferma per tre giorni di lutto nazionale dopo una delle più gravi tragedie ferroviarie della sua storia recente. Il bilancio ufficiale dello scontro tra due treni ad alta velocità avvenuto mercoledì 28 ottobre nei pressi di Urda, in provincia di Toledo, è salito a 69 morti. Altre 50 persone rimangono ricoverate in ospedale, mentre proseguono le operazioni di recupero e identificazione delle vittime.

Il governo di Pedro Sánchez ha proclamato il lutto nazionale dal 29 al 31 ottobre. Le bandiere spagnole sono esposte a mezz’asta sugli edifici pubblici e sulle navi della Marina militare.

Giovedì, a mezzogiorno, il Paese ha osservato un minuto di silenzio. Parlamentari, dipendenti pubblici, ferrovieri e cittadini hanno reso omaggio alle vittime, mentre nelle stazioni ferroviarie sono stati organizzati momenti di raccoglimento.

La tragedia ha profondamente scosso l’opinione pubblica e riaperto il dibattito sulla sicurezza dell’alta velocità spagnola, considerata per decenni uno dei principali successi infrastrutturali del Paese.

Il bilancio ufficiale: 69 morti e 50 ricoverati

Il presidente della Castiglia-La Mancia, Emiliano García-Page, ha confermato giovedì 29 ottobre che il numero delle vittime è salito a 69.

Una parte consistente dei feriti è stata assistita nelle strutture sanitarie regionali. Secondo gli aggiornamenti delle autorità, 50 persone risultavano ancora ricoverate, alcune in condizioni gravi.

La cifra dei decessi ha generato temporaneamente confusione.

Nel corso del pomeriggio, un documento preliminare della Commissione d’inchiesta sugli incidenti ferroviari, la CIAF, aveva indicato 74 vittime. Successivamente, l’organismo ha corretto il dato, riportandolo a 69, in linea con il bilancio ufficiale della Castiglia-La Mancia.

Le operazioni di ricerca e recupero non erano ancora completamente terminate e le autorità hanno ribadito che ulteriori accertamenti potrebbero modificare il quadro.

Particolarmente complesso il lavoro di identificazione, affidato agli specialisti della medicina legale e alle autorità giudiziarie, mentre numerose famiglie attendono informazioni sui propri cari.

Due treni, 544 passeggeri e un impatto devastante

L’incidente si è verificato alle 8:53 di mercoledì mattina, sulla linea ad alta velocità Madrid–Andalusia.

Secondo la ricostruzione diffusa dalla televisione pubblica spagnola RTVE, il treno AVE 2080 di Renfe, diretto da Madrid a Siviglia, ha tamponato il convoglio Iryo 6076, fermo sui binari nei pressi della stazione di Urda.

A bordo dei due treni viaggiavano complessivamente 544 passeggeri: 397 sull’AVE e 147 sul convoglio Iryo.

La violenza dell’impatto ha provocato il deragliamento e il grave danneggiamento di diverse carrozze.

Alcuni vagoni sono precipitati lungo un terrapieno, mentre altri sono rimasti accartocciati sui binari.

Le immagini diffuse dalle agenzie internazionali mostrano strutture metalliche deformate, carrozze distrutte e squadre di soccorso impegnate tra i rottami.

Per ore, vigili del fuoco, personale sanitario, Guardia Civil e Unità Militare di Emergenza hanno lavorato con gru, mezzi specializzati, cani da ricerca e droni per individuare le persone coinvolte.

Il guasto al sistema di sicurezza e la ripartenza autorizzata

Mentre il Paese piange le vittime, emergono nuovi elementi sulla dinamica dell’incidente.

Secondo quanto riferito dal ministro dei Trasporti Óscar Puente, intorno alle 8:30 un malfunzionamento informatico ha provocato l’interruzione del sistema automatico di sicurezza LZB su un tratto ferroviario di circa 69 chilometri.

Il guasto ha determinato l’arresto di diversi convogli che si trovavano lungo la linea.

Tra questi anche il treno Iryo, rimasto fermo nei pressi di Urda, e l’AVE di Renfe, che si trovava diversi chilometri più indietro.

La gestione della circolazione è quindi passata agli operatori del centro di controllo ferroviario di Atocha, a Madrid.

È proprio sulle decisioni adottate in quei minuti che si concentra ora una parte fondamentale dell’inchiesta.

Gli audio del centro di controllo: «Riprendere la marcia normale»

Le registrazioni delle comunicazioni tra i macchinisti e il centro di controllo, diffuse dai media spagnoli, hanno permesso di ricostruire alcuni passaggi cruciali.

Alle 8:36 un operatore di Adif, la società pubblica che gestisce l’infrastruttura ferroviaria, avrebbe autorizzato il macchinista dell’AVE a riprendere la marcia a velocità normale, dopo una procedura di riavvio del sistema.

Il convoglio Renfe avrebbe quindi proseguito lungo la linea.

Nel frattempo, il treno Iryo continuava a essere fermo sui binari.

Secondo le conversazioni riportate da El País e RTVE, il centro di controllo era stato informato delle difficoltà incontrate dal secondo convoglio e aveva ricevuto ulteriori comunicazioni sulla sua impossibilità di ripartire.

Nonostante questo, l’AVE ha continuato la marcia fino all’impatto avvenuto alle 8:53.

Il ministro Puente ha ricon