USA-IRAN, SECONDO GIORNO DI ATTACCHI: SALE LA TENSIONE NEL GOLFO

Si intensifica il confronto tra Stati Uniti e Iran. Per il secondo giorno consecutivo, le forze armate americane hanno condotto operazioni militari contro obiettivi iraniani, in quella che appare come una delle più significative escalation tra Washington e Teheran degli ultimi anni.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha confermato l’avvio di una nuova serie di attacchi definiti come “azioni di autodifesa” in risposta a quelle che Washington considera continue provocazioni e aggressioni iraniane.

Le operazioni sono iniziate nel tardo pomeriggio di mercoledì e hanno interessato diversi obiettivi strategici. Secondo fonti locali iraniane, esplosioni sarebbero state registrate in varie aree del Paese, tra cui Bandar Abbas, città portuale situata nei pressi dello Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il commercio energetico mondiale.

L’amministrazione americana sostiene che l’obiettivo della campagna militare sia aumentare la pressione sul governo iraniano affinché accetti un accordo diplomatico sulle principali questioni di sicurezza regionale e sul programma nucleare.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito che la strada diplomatica resta aperta ma ha avvertito che, in assenza di risultati concreti, Washington è pronta a proseguire con nuove operazioni.

“Vogliamo un accordo serio e duraturo”, ha dichiarato il presidente, accusando Teheran di utilizzare i negoziati come strumento dilatorio.

Sulla stessa linea il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, che durante una visita al quartier generale del CENTCOM in Florida ha affermato che gli Stati Uniti sono pronti a colpire ulteriori infrastrutture iraniane qualora non venissero raggiunti risultati sul piano diplomatico.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Le autorità di Teheran hanno annunciato l’attivazione dei sistemi di difesa aerea in diverse province del Paese e hanno accusato Washington di violare il diritto internazionale.

Il ministero degli Esteri iraniano ha definito gli attacchi americani “un crimine di guerra”, sostenendo che alcune operazioni abbiano provocato danni a infrastrutture civili, comprese riserve idriche utilizzate da villaggi della zona meridionale del Paese.

L’attuale escalation è iniziata dopo l’abbattimento di un elicottero Apache statunitense nei pressi dello Stretto di Hormuz. In risposta, gli Stati Uniti avevano colpito sistemi radar e postazioni di difesa aerea iraniane.

Successivamente Teheran ha lanciato missili e droni contro installazioni militari americane presenti in Giordania, Bahrain e Kuwait. Secondo fonti statunitensi, gli attacchi non avrebbero causato danni significativi.

Parallelamente continua anche il confronto diplomatico. Una delegazione del Qatar è arrivata a Teheran per tentare una nuova mediazione tra le parti. Doha mantiene da tempo un ruolo centrale nei contatti tra Washington e la Repubblica Islamica.

Nel frattempo gli Stati Uniti hanno annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni contro sei individui e quattro entità economiche accusate di sostenere attività finanziarie legate all’Iran attraverso reti operative in Cina e Hong Kong.

La crisi si inserisce in un contesto regionale già estremamente fragile. In Libano proseguono gli scontri tra Israele e Hezbollah, mentre l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha aumentato la pressione su Teheran chiedendo maggiore trasparenza sulle scorte di uranio arricchito.

Nonostante le dichiarazioni aggressive provenienti da entrambe le capitali, i canali diplomatici restano formalmente aperti. Tuttavia il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto continua a preoccupare la comunità internazionale, soprattutto per le possibili conseguenze sulla sicurezza energetica globale e sulla stabilità dell’intero Medio Oriente.