L’ex premier sostiene la linea di John Howard e critica un multiculturalismo inteso come somma di comunità separate. «Dobbiamo sentirci parte della stessa squadra australiana»
Tony Abbott rilancia il tema dell’identità nazionale e avverte che l’Australia rischia di trasformarsi in una «nazione di tribù» se non riuscirà a mantenere una cultura comune al centro della propria vita pubblica.
L’ex primo ministro liberale è intervenuto dopo le parole di John Howard, secondo il quale il confronto tra “monocultura” e “multiculturalismo” sarebbe diventato in larga parte sterile e confuso.
Howard, alla guida del governo australiano dal 1996 al 2007, ha spiegato di non comprendere pienamente che cosa significhi oggi il termine monocultura nel dibattito sull’immigrazione. Ha inoltre ribadito la propria diffidenza verso un’idea di multiculturalismo capace di suggerire una società composta da gruppi separati, anziché da cittadini appartenenti alla stessa comunità nazionale.
«Team Australia, non Hotel Australia»
Abbott ha detto di condividere molte delle preoccupazioni espresse da Howard.
L’ex premier ha ricordato di non essersi mai sentito del tutto a proprio agio con il termine multiculturalismo, soprattutto quando viene utilizzato per descrivere comunità che convivono senza integrarsi realmente.
Per spiegare la propria posizione, Abbott ha contrapposto due immagini: Team Australia e Hotel Australia.
Nel primo caso, tutti i cittadini sostengono lo stesso Paese e si riconoscono in una comune appartenenza nazionale. Nel secondo, le persone vivono in Australia limitandosi a utilizzare opportunità, servizi e strutture, senza sentirsi parte di un progetto collettivo.
«Dobbiamo ricordare che siamo tutti parte di Team Australia», ha affermato. «Se non siamo parte della squadra australiana, allora perché siamo qui?»
Più attenzione a ciò che unisce
Abbott ha richiamato una delle idee più frequentemente espresse da Howard durante la propria carriera politica: ciò che unisce gli australiani dovrebbe sempre essere più importante di ciò che li divide.
Secondo l’ex leader liberale, il dibattito pubblico ha attribuito troppo spazio alle differenze etniche, religiose e culturali e troppo poco ai valori condivisi.
«In questo momento vorrei vedere molta più attenzione alla nostra unità e molta meno alla nostra diversità», ha dichiarato.
Il suo messaggio non è necessariamente un rifiuto delle origini personali o delle tradizioni familiari. È piuttosto la richiesta che queste identità non sostituiscano quella australiana.
Il dibattito sulla monocultura
Le parole di Abbott arrivano mentre il tema è tornato al centro dello scontro politico.
La leader di One Nation, Pauline Hanson, ha sostenuto che l’Australia dovrebbe diventare “monoculturale”, pur lasciando ai singoli la libertà di conservare le proprie tradizioni e origini.
La proposta è stata respinta da diversi esponenti della Coalition.
Il leader liberale Angus Taylor ha sostenuto che l’identità australiana dovrebbe essere costruita sui valori condivisi, non sulla razza, sull’etnia o sul luogo di nascita.
Howard ha a sua volta definito poco utile il contrasto rigido tra monocultura e multiculturalismo, preferendo un modello nel quale l’integrazione e l’appartenenza nazionale rimangano centrali.
L’idea di multiculturalismo australiano
Abbott ha ricordato che Howard finì per utilizzare l’espressione “multiculturalismo australiano”.
Il concetto cercava di tenere insieme due esigenze: riconoscere il contributo delle diverse comunità e affermare contemporaneamente la prevalenza di un’identità nazionale comune.
In questa visione, i nuovi arrivati non sono costretti a cancellare la propria storia, ma devono rispettare le leggi, le istituzioni, la lingua pubblica e i principi democratici del Paese che li accoglie.
Il multiculturalismo diventa quindi compatibile con l’unità soltanto quando non produce società parallele.
L’immigrazione al centro dello scontro politico
Il confronto si inserisce in una fase nella quale l’immigrazione è diventata uno dei temi più sensibili della politica australiana.
La crescita della popolazione, la pressione sul mercato immobiliare, il costo della vita e la capacità delle infrastrutture di sostenere nuovi arrivi alimentano richieste di controlli più severi.
Il dibattito riguarda però anche una questione più profonda: che cosa significhi essere australiani in un Paese costruito attraverso successive ondate migratorie.
Per Abbott, non basta vivere nello stesso territorio. Serve una lealtà comune verso il Paese.
Unità senza cancellare le differenze
Il rischio del discorso sull’unità nazionale è che venga interpretato come una richiesta di assimilazione totale o come una svalutazione delle comunità migranti.
Abbott e Howard sostengono invece che le differenze possano sopravvivere, purché non diventino più importanti dell’appartenenza nazionale.
Il punto di equilibrio resta delicato.
Una società può valorizzare le proprie comunità senza trasformarsi in una somma di gruppi isolati. Può riconoscere le origini individuali senza rinunciare a una cultura civica comune.
La vera sfida non è scegliere tra monocultura e multiculturalismo come se fossero due modelli assoluti.
È costruire un’identità australiana abbastanza forte da includere persone diverse senza frammentarsi.
Il pericolo di una «nazione di tribù»
L’espressione utilizzata da Abbott riassume la sua preoccupazione.
Una “nazione di tribù” è un Paese nel quale i cittadini si identificano prima con il proprio gruppo etnico, religioso o culturale e soltanto dopo con la comunità nazionale.
In uno scenario simile, ogni questione pubblica rischia di essere letta attraverso appartenenze separate, riducendo la fiducia reciproca e la coesione sociale.
Per Abbott, l’Australia deve evitare questa deriva rafforzando la conoscenza della propria storia, il rispetto delle istituzioni e il senso di responsabilità verso il bene comune.
Il messaggio è destinato a dividere, ma tocca una questione reale: la diversità può essere una forza soltanto quando esiste qualcosa capace di tenere insieme tutti.
L’Australia non ha bisogno di cancellare le culture che la compongono.
Ha bisogno di ricordare che, prima di appartenere a comunità differenti, i suoi cittadini devono sentirsi parte della stessa squadra.
Meta description: Tony Abbott sostiene la linea di John Howard e chiede più unità nazionale. L’ex premier avverte che l’Australia rischia di diventare una «nazione di tribù».
