Documenti riservati del governo del New South Wales rivelano gravi violazioni nei prodotti alimentari e nelle strutture che assistono anziani e pazienti. Crescono le richieste per istituire un’unità nazionale contro le frodi alimentari
Carne di cavallo venduta come manzo o agnello macinato, peli di topo negli alimenti, limature metalliche nel pane e prodotti dichiarati privi di latticini che in realtà ne contenevano.
È il quadro inquietante emerso da documenti riservati della NSW Food Authority, ottenuti dopo l’intervento della parlamentare dei Verdi Abigail Boyd.
I fascicoli riguarderebbero gravi violazioni della sicurezza alimentare registrate nel New South Wales. Una parte del materiale è stata resa pubblica, mentre su altri documenti il governo ha invocato il privilegio parlamentare, impedendone la diffusione integrale.
Boyd può quindi parlarne soltanto in termini generali, ma le informazioni già emerse sono sufficienti a sollevare seri interrogativi sul sistema dei controlli.
«Potremmo avere mangiato cavallo pensando fosse manzo»
Tra le rivelazioni più scioccanti figura la possibile presenza di carne equina in prodotti venduti come carne bovina o ovina.
«Potresti mangiare carne di cavallo macinata pensando di consumare normale carne macinata. Per una persona comune è qualcosa di sconvolgente», ha dichiarato Boyd durante un’inchiesta del programma Four Corners.
La parlamentare ha collegato il problema anche all’esistenza di macelli illegali e strutture clandestine nelle quali sarebbero stati abbattuti animali senza controlli adeguati.
Secondo la sua ricostruzione, cavalli e altri animali potrebbero essere entrati nella filiera alimentare e finiti in prodotti presentati ai consumatori come manzo o agnello.
Non sono stati resi noti marchi specifici o quantità complessive di prodotti coinvolti.
Peli di topo, aghi e frammenti metallici
I documenti conterrebbero numerosi casi di materiali estranei trovati negli alimenti.
Boyd ha citato peli di topo, aghi e limature metalliche rinvenute in prodotti da forno.
Sono state inoltre segnalate confezioni presentate come prive di latticini che avrebbero invece contenuto ingredienti capaci di provocare reazioni nelle persone allergiche o intolleranti.
In alcuni casi, le anomalie sarebbero state individuate soltanto dopo che un bambino o un adulto si era sentito male, e non grazie ai controlli preventivi effettuati dall’azienda.
Questo elemento solleva una questione particolarmente grave: quanto del sistema di sicurezza alimentare dipende dalle segnalazioni dei consumatori dopo che il danno si è già verificato?
La fiducia dei consumatori sotto accusa
«Tutti viviamo pensando che nell’Australia moderna esistano standard alimentari e controlli capaci di sostenere quella fiducia», ha affermato Boyd.
«Quello che stiamo vedendo ora è che probabilmente quella fiducia è mal riposta».
L’Australia possiede norme severe sulla produzione, l’etichettatura e la conservazione degli alimenti. Le rivelazioni indicano però possibili falle nell’applicazione pratica, nella frequenza delle ispezioni e nella capacità di individuare frodi complesse.
La presenza di un ingrediente diverso da quello dichiarato non rappresenta soltanto una frode commerciale. Può diventare un rischio sanitario, soprattutto per chi soffre di allergie, segue regole religiose o sceglie determinati prodotti per ragioni etiche.
Chiesta un’unità contro le frodi alimentari
L’inchiesta ha rafforzato le richieste per la creazione di un’unità australiana specializzata nella lotta alle frodi alimentari.
Strutture simili esistono già in Europa, negli Stati Uniti e in Canada, dove vengono effettuati controlli mirati sull’origine degli ingredienti e sull’autenticità dei prodotti.
Una squadra nazionale potrebbe analizzare carne, conserve, prodotti importati e alimenti trasformati, utilizzando test scientifici per verificare specie animale, provenienza geografica e corrispondenza con quanto dichiarato in etichetta.
Il precedente internazionale più noto risale al 2013, quando nel Regno Unito carne di cavallo fu trovata in lasagne e hamburger venduti come prodotti bovini.
Secondo gli esperti, il fenomeno non è scomparso e continua a essere individuato in diversi Paesi.
Violazioni anche in ospedali e case di riposo
I documenti mostrerebbero inoltre che centinaia di aziende e strutture del New South Wales hanno ricevuto ripetuti richiami per violazioni delle norme alimentari tra il 2022 e il 2026.
Tra i soggetti coinvolti figurerebbero case di riposo, ospedali e società di catering.
Le violazioni comprenderebbero scarsa igiene, alimenti scaduti, mancata comunicazione della presenza di batteri pericolosi e temperature di conservazione non adeguatamente controllate.
Si tratta di problemi particolarmente preoccupanti quando interessano anziani, bambini, pazienti e persone con un sistema immunitario fragile.
Strutture richiamate più volte
Secondo quanto riportato, alcune grandi organizzazioni dell’assistenza agli anziani avrebbero ricevuto più di un avviso di miglioramento.
Catholic Healthcare, che assiste oltre 3.000 residenti in 41 strutture nel New South Wales e nel Queensland sud-orientale, avrebbe ricevuto tre provvedimenti in altrettante sedi tra il 2023 e il 2024: Hunters Hill, Mullumbimby e Dubbo.
Avvisi sarebbero stati emessi anche nei confronti della struttura di Albury di Mercy Health and Aged Care, del Mercy Hospital e di tre centri Uniting situati a Eden, Hamlyn Terrace e Lane Cove.
Un avviso di miglioramento non equivale automaticamente alla prova di un danno ai residenti, ma indica che le autorità hanno riscontrato problemi che richiedevano un intervento correttivo.
Crudeltà sugli animali e macelli illegali
Boyd ha dichiarato di avere letto nei documenti episodi «orribili» relativi al trattamento degli animali.
Le accuse riguarderebbero abbattimenti clandestini, strutture illegali e forme diffuse di crudeltà.
Il problema della sicurezza alimentare si intreccia quindi con quello del benessere animale e della criminalità nella filiera.
Un macello che opera fuori dalle regole può evitare controlli veterinari, non documentare la provenienza degli animali e introdurre sul mercato carne non adatta al consumo o venduta con un’identità falsa.
Il precedente dei pomodori
Le nuove rivelazioni arrivano dopo un’altra inchiesta che aveva messo in discussione l’origine di numerosi prodotti a base di pomodoro venduti nei supermercati australiani.
Su 221 confezioni appartenenti a 39 marchi, diversi prodotti presentati come australiani o italiani non avrebbero superato i test sulla provenienza.
Una parte sarebbe stata ricondotta alla Cina e, in numerosi casi, alla regione dello Xinjiang.
Tra i prodotti citati figuravano alcune confezioni di concentrato Leggo’s, Coles Italian tomato paste e Remano di Aldi. Coles e Aldi hanno respinto i risultati delle analisi.
Anche in quel caso, il problema centrale era la distanza tra quanto indicato sull’etichetta e la reale origine del prodotto.
Servono trasparenza e controlli indipendenti
Il governo del New South Wales dovrà ora chiarire la portata delle violazioni, spiegare perché parte dei documenti sia rimasta riservata e indicare quali provvedimenti siano stati adottati.
La trasparenza è essenziale per evitare che l’intero settore venga travolto dalla sfiducia.
La grande maggioranza delle imprese alimentari può rispettare le norme, ma bastano controlli insufficienti e operatori disonesti per mettere a rischio migliaia di persone.
I consumatori hanno il diritto di sapere cosa stanno acquistando, da dove proviene e quali verifiche sono state effettuate.
Quando un’etichetta dichiara manzo, il prodotto deve contenere manzo. Quando promette l’assenza di latticini, quella garanzia deve essere reale. E quando un alimento viene servito in un ospedale o in una casa di riposo, la sicurezza non può dipendere dalla fortuna.
Le rivelazioni non dimostrano che tutti i prodotti siano pericolosi, ma mostrano che il sistema presenta falle abbastanza gravi da richiedere una risposta urgente.
