Il modello DemosAU prevede un Parlamento senza maggioranza: Pauline Hanson potrebbe conquistare fino a 66 seggi, dominando nelle aree regionali e nelle periferie urbane. Andrew Bragg lascia aperta la porta a un’intesa, mentre Angus Taylor continua a escluderla
One Nation sarebbe ormai «a portata di mano» dalla possibilità di formare un governo insieme alla Coalition, qualora le elezioni federali australiane si tenessero oggi.
È lo scenario clamoroso delineato da un nuovo sondaggio DemosAU, basato sulle risposte raccolte tra maggio e luglio 2026 da 9.343 elettori.
Il modello MRP, utilizzato per proiettare il risultato in tutti i 150 collegi della Camera dei rappresentanti, indica che l’Australia potrebbe dirigersi verso un Parlamento senza una maggioranza chiara, con Labor e One Nation entrambi in grado di tentare la formazione di un governo di minoranza.
Secondo le stime, il Labor otterrebbe tra 60 e 72 seggi, One Nation tra 53 e 66, la Coalition tra 11 e 22, mentre i Verdi conquisterebbero da uno a cinque rappresentanti.
Si tratta di una simulazione elettorale, non di un risultato acquisito. Ma la portata politica dei numeri è evidente: One Nation non sarebbe più soltanto una forza di protesta, bensì un potenziale partito di governo.
One Nation domina nelle periferie decisive
Il dato più significativo riguarda i 64 collegi delle aree metropolitane esterne, considerate decisive per stabilire chi governerà l’Australia.
In queste circoscrizioni One Nation sarebbe primo con il 30% dei voti primari, superando sia il Labor sia la Coalition.
Sono i territori nei quali si concentrano molte delle tensioni che stanno modificando il panorama politico nazionale: aumento del costo della vita, mutui elevati, difficoltà nell’accesso alla casa, pressione sui servizi pubblici, immigrazione e insoddisfazione verso i grandi partiti.
Il Labor manterrebbe una posizione dominante soprattutto nei centri urbani più interni, dove il modello gli assegna 45 seggi metropolitani. Fuori dalle grandi aree centrali, però, il quadro cambierebbe radicalmente.
One Nation starebbe conquistando consensi proprio tra gli elettori che si sentono meno rappresentati dalle élite politiche, economiche e culturali delle principali città.
Quasi una conquista totale delle aree regionali
La crescita sarebbe ancora più impressionante nelle zone regionali e rurali.
Il sondaggio attribuisce a One Nation un voto primario del 41% in queste aree, con il partito in vantaggio in 39 dei 41 collegi classificati come regionali o rurali.
Il modello non esclude neppure la possibilità di una conquista completa di tutti i 41 seggi.
Un risultato del genere trasformerebbe profondamente la geografia politica australiana. Per decenni, le aree regionali sono state il terreno naturale dei Nationals e della Coalition. Oggi, secondo il sondaggio, una parte consistente di quell’elettorato starebbe scegliendo direttamente Pauline Hanson.
La Coalition rischierebbe quindi di essere compressa tra il Labor nelle città e One Nation nelle periferie e nelle regioni.
Queensland roccaforte di Pauline Hanson
Il Queensland si conferma lo Stato più favorevole a One Nation.
George Hasanakos, responsabile della ricerca di DemosAU, ha spiegato che il partito avrebbe raggiunto il 34% dei consensi nello Stato e sarebbe in testa in 20 dei 30 collegi federali.
È un risultato particolarmente significativo perché il Queensland è lo Stato di origine politica di Pauline Hanson e rappresenta da sempre il cuore elettorale di One Nation.
La novità, tuttavia, è che il partito non sarebbe più competitivo soltanto nelle zone rurali o più conservatrici.
Secondo il modello, One Nation starebbe guidando anche in numerosi collegi delle periferie di Brisbane, dimostrando di essere riuscita ad ampliare la propria base elettorale.
L’avanzata in Western Australia
Anche il Western Australia sarebbe diventato uno dei principali terreni di crescita del partito.
Il voto primario di One Nation sarebbe aumentato di cinque punti percentuali, mettendo in pericolo alcuni parlamentari Labor, tra cui Trish Cook, Tom French e Tracey Roberts.
La crescita nelle periferie di Perth conferma che il fenomeno non può essere spiegato soltanto attraverso il tradizionale voto di protesta delle aree remote.
One Nation starebbe penetrando nei collegi urbani esterni, dove vivono famiglie con redditi medi o medio-alti, lavoratori, proprietari di case e cittadini preoccupati dagli effetti delle politiche fiscali ed economiche del governo.
Tasmania e Victoria
In Tasmania, One Nation risulterebbe in vantaggio in tre collegi del nord e del centro dell’isola.
Il Labor manterrebbe invece una posizione solida soltanto nel collegio di Franklin.
Nel Victoria, One Nation sarebbe primo in tutti gli otto collegi regionali e rurali. Tuttavia, il sondaggio non gli attribuisce ancora un vantaggio consolidato nei cinque seggi attualmente detenuti dalla Coalition.
Il dato dimostra che la crescita è nazionale, ma non uniforme.
In alcuni territori One Nation avrebbe già trasformato il consenso in una concreta possibilità di conquista dei seggi. In altri, la distribuzione delle preferenze e la resistenza degli elettori liberali potrebbero ancora impedire al partito di arrivare primo.
Andrew Bragg apre alla possibilità di un’intesa
Il nuovo scenario elettorale rende inevitabile la domanda sulle alleanze.
Il leader dell’opposizione Angus Taylor aveva escluso un accordo di governo con One Nation, sostenendo che il programma economico del partito porterebbe a una «eternità di sofferenza».
Il senatore liberale e responsabile ombra per l’edilizia Andrew Bragg ha però assunto una posizione più prudente.
Interrogato sulla possibilità di una futura coalizione, Bragg ha affermato che le decisioni sulle preferenze saranno prese prima delle elezioni e che, qualora fosse necessario formare una coalizione, la questione verrebbe affrontata dopo il voto.
Le sue parole non rappresentano un accordo formale, ma costituiscono una prima apertura pubblica da parte di un importante esponente liberale.
Una Coalition ridotta ai minimi termini
Il dato forse più drammatico del sondaggio riguarda proprio la Coalition.
Il modello le assegna tra 11 e 22 seggi, una rappresentanza drasticamente ridotta rispetto al suo tradizionale peso politico.
In uno scenario simile, Liberali e Nationals non sarebbero più la principale forza conservatrice del Paese. One Nation assumerebbe la leadership dell’intero fronte della destra australiana.
La Coalition potrebbe quindi trovarsi davanti a una scelta difficile: mantenere una distanza netta da Pauline Hanson oppure collaborare con il suo partito per impedire al Labor di restare al governo.
Un’eventuale alleanza sarebbe però dominata da One Nation, che disporrebbe di un numero di seggi molto superiore.
Non sarebbe quindi la Coalition ad assorbire Hanson. Sarebbe il contrario: One Nation potrebbe dettare gran parte dell’agenda politica e programmatica.
Il problema dei “Never Hanson”
La strada verso il governo non sarebbe comunque priva di ostacoli.
Il sondaggio rileva l’esistenza di una quota significativa di elettori liberali, soprattutto nelle aree metropolitane, che non voterebbe mai per One Nation.
Questi elettori potrebbero preferire il Labor nelle preferenze finali, impedendo a Hanson di conquistare alcuni seggi decisivi.
Hasanakos ha spiegato che questa minoranza di elettori della Coalition contrari a One Nation starebbe attualmente mantenendo il Labor competitivo nella corsa al governo.
Il sistema preferenziale australiano rende infatti insufficiente il semplice primato nel voto iniziale. Per conquistare un collegio, un candidato deve spesso raccogliere anche le seconde e terze preferenze degli elettori degli altri partiti.
Il successo di One Nation dipenderà quindi non soltanto dal proprio voto primario, ma dalla capacità di ridurre il rifiuto che ancora suscita in una parte dell’elettorato moderato.
Labor perde consensi tra donne e redditi elevati
Il sondaggio individua segnali preoccupanti anche per il governo.
Il sostegno al Labor sarebbe diminuito di quattro punti tra le donne, rispetto a una perdita di due punti tra gli uomini.
One Nation avrebbe invece aumentato maggiormente il proprio consenso tra gli elettori maschi, con una crescita di quattro punti, contro i due registrati tra le donne.
Un’altra tendenza importante riguarda il reddito.
La quota di voti del Labor diminuirebbe all’aumentare del reddito degli intervistati, mentre One Nation starebbe guadagnando terreno tra gli elettori con capacità economiche più elevate.
Secondo DemosAU, questo spostamento potrebbe riflettere la reazione alle recenti modifiche fiscali contenute nel bilancio federale.
La crescita nonostante le controversie
Il boom nei sondaggi arriva nonostante Pauline Hanson sia stata al centro di numerose polemiche.
La leader di One Nation ha recentemente visitato il Regno Unito, dove ha intervistato l’attivista anti-immigrazione Tommy Robinson, condannato in passato per diversi reati.
Durante una conferenza conservatrice, Hanson ha inoltre sostenuto che l’Australia sarebbe stata «inondata» di migranti.
Ha suscitato critiche anche la sua dichiarazione secondo cui la violenza domestica sarebbe una «strada a doppio senso» tra uomini e donne.
All’interno dello stesso partito, Hanson è stata invitata a prendere le distanze dal senatore Malcolm Roberts, accusato dai suoi critici di diffondere teorie complottiste e stereotipi antisemiti.
Eppure, almeno secondo il sondaggio, queste controversie non avrebbero fermato la crescita di One Nation. Potrebbero anzi aver rafforzato il legame con una parte dell’elettorato che considera il partito una voce antisistema.
Un nuovo sistema politico australiano
Il dato più importante non riguarda soltanto la possibile vittoria di Pauline Hanson.
Riguarda il crollo del tradizionale bipolarismo australiano.
Per decenni la competizione si è svolta principalmente tra il Labor e la Coalition. Oggi il modello DemosAU descrive un sistema nel quale la Coalition rischierebbe di diventare la terza forza, mentre One Nation potrebbe contendere direttamente il governo al Labor.
Un sondaggio, per quanto ampio, non può prevedere con certezza il risultato di elezioni ancora lontane. Le campagne elettorali, i candidati locali, le preferenze e gli eventi politici possono cambiare radicalmente il quadro.
Ma il segnale è difficile da ignorare.
One Nation non appare più confinata ai margini della politica australiana. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, Pauline Hanson potrebbe diventare la figura centrale nella formazione del prossimo governo federale.
E la Coalition, dopo averla criticata per anni, potrebbe ritrovarsi costretta a scegliere tra un accordo con One Nation e la permanenza del Labor al potere.
