È sempre più grave il bilancio delle devastanti inondazioni e frane che hanno colpito l’area montuosa tra Nepal e Tibet. Le autorità nepalesi riferiscono almeno 95 morti e 93 feriti, mentre 579 turisti risultano dispersi, 466 dei quali stranieri. Tra loro figurano 34 australiani. La Farnesina sta verificando la posizione di circa 90 italiani registrati nella regione: due connazionali coinvolti nell’emergenza sono già stati evacuati e sono in buone condizioni.
Una massa enorme di acqua, fango, rocce e ghiaccio ha travolto alcune delle vallate più remote dell’Himalaya, distruggendo strade, abitazioni e infrastrutture lungo il confine tra Nepal e Tibet.
Le aree maggiormente colpite comprendono Rasuwagadhi-Timure, Syabrubesi, Rasuwa e la valle del Bhote Koshi, mentre le autorità stanno monitorando la possibile propagazione della piena verso le zone a valle del fiume Trishuli.
La capitale Kathmandu non risulta interessata dall’emergenza.
579 turisti dispersi, 34 sono australiani
Particolarmente preoccupante è la situazione dei turisti.
Secondo gli ultimi dati della polizia nepalese, risultano dispersi 579 visitatori, di cui 466 cittadini stranieri provenienti da 28 Paesi.
Tra questi figurano:
- 133 indiani;
- 54 statunitensi;
- 34 australiani;
- 33 britannici;
- 24 canadesi;
- 19 malesi;
- 7 ucraini;
- 6 singaporiani;
- 6 sudafricani.
Sono inoltre segnalati dispersi provenienti da Nuova Zelanda, Giappone, Germania, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Russia, Spagna e numerosi altri Paesi.
Molti si trovavano nella regione per completare il pellegrinaggio verso il Monte Kailash e il lago Mansarovar, luoghi sacri per induisti, buddisti e giainisti.
Le operazioni di ricerca e soccorso proseguono in condizioni estremamente difficili.
Circa 90 italiani presenti nella regione
La Farnesina ha comunicato che, sulla base delle registrazioni effettuate attraverso “Dove siamo nel mondo”, circa 90 cittadini italiani risultano presenti tra Nepal e Tibet.
Sono in corso verifiche per accertarne le condizioni.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che due italiani coinvolti nella situazione sono stati evacuati dal versante nepalese e si trovano in buone condizioni.
I due sarebbero stati insieme a un gruppo di escursionisti russi.
Al momento non risultano notizie di altri italiani direttamente coinvolti.
Per emergenze, i connazionali possono contattare:
Unità di Crisi Farnesina: +39 06 36225
Consolato Generale d’Italia a Calcutta: +91 9831212216
Consolato Onorario d’Italia a Kathmandu: +977 14538388 / +977 14529089
Ambasciata italiana a Pechino: +86 139 0103 2957
India ed Europa offrono assistenza
L’India ha già inviato in Nepal 10 tonnellate di aiuti umanitari e medicinali, secondo quanto annunciato dal ministro degli Esteri Subrahmanyam Jaishankar.
Anche l’Unione Europea si è detta pronta a intervenire.
La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha espresso solidarietà alle popolazioni colpite e annunciato la disponibilità a mobilitare ulteriore assistenza europea.
Sul versante tibetano, il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato il massimo sforzo per localizzare le persone disperse, evacuare le comunità in pericolo e assistere i feriti.
Il vicepremier Zhang Guoqing è stato inviato nella zona per coordinare direttamente le operazioni.
Un ghiacciaio potrebbe essere all’origine del disastro
La causa della catastrofe non è ancora stata stabilita definitivamente.
Una delle principali ipotesi formulate dagli esperti riguarda però il collasso di un ghiacciaio ad alta quota.
Secondo Dan Shugar, ricercatore dell’Università di Calgary, le immagini satellitari sembrerebbero mostrare una frattura avvenuta intorno ai 5.200 metri di quota, con una massa di ghiaccio precipitata per oltre un chilometro verso il fondo della valle.
Le elevate temperature avrebbero favorito un rapido scioglimento di neve e ghiaccio, producendo acqua capace di infiltrarsi alla base del ghiacciaio e ridurne la stabilità.
Si tratta, tuttavia, di una prima ipotesi scientifica e non ancora di una causa definitivamente accertata.
Gli esperti stanno analizzando anche un altro elemento: un terremoto di magnitudo 4,4, registrato dall’US Geological Survey nell’area tibetana nella stessa fascia temporale dell’evento.
Non è ancora chiaro se la scossa abbia avuto un ruolo nel crollo.
Il timore di nuovi disastri
La priorità adesso è raggiungere i dispersi prima che le condizioni meteorologiche e la distruzione delle infrastrutture rendano le operazioni ancora più difficili.
Il rischio di nuove frane e ulteriori cedimenti resta elevato.
La catastrofe mostra ancora una volta la fragilità delle regioni himalayane, dove ghiacciai, forti pendenze e rapido riscaldamento possono combinarsi producendo eventi estremi.
Con 95 morti, centinaia di dispersi e intere vallate isolate, quella tra Nepal e Tibet si profila già come una delle più gravi tragedie montane degli ultimi anni.
