Stati Uniti, torna il blocco dei porti iraniani. Trump: «Per 47 anni hanno tiranneggiato il mondo, ora siamo noi a tiranneggiare loro»

Il CENTCOM annuncia la ripresa delle operazioni navali dalle 22 del 14 luglio. Il presidente americano alza ulteriormente i toni contro Teheran

Gli Stati Uniti ripristineranno il blocco del traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani a partire dalle 22 del 14 luglio.

La decisione è stata annunciata dal Comando Centrale degli Stati Uniti, che ha precisato di aver ricevuto l’ordine direttamente dal presidente Donald Trump.

Le forze americane faranno rispettare il blocco nei confronti delle navi dirette verso i porti e le zone costiere dell’Iran o provenienti da esse.

Trump: «Non tiranneggiano con noi»

Presentando alla Casa Bianca il Gran Premio di Formula Indy che si terrà a Washington ad agosto, in occasione delle celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti, Trump ha rivolto un nuovo attacco alla leadership iraniana.

«Per 47 anni hanno tiranneggiato il mondo, ma non tiranneggiano con noi. Noi tiranneggiamo loro», ha dichiarato il presidente.

Parole destinate ad aumentare ulteriormente la tensione con Teheran e che confermano la volontà della Casa Bianca di mostrare una posizione di assoluta forza nei confronti dell’Iran.

Navi intercettate e costrette a cambiare rotta

Le forze del CENTCOM potranno intercettare le unità navali sospettate di violare il blocco e obbligarle a modificare la propria rotta.

Il provvedimento coinvolgerà petroliere, navi cargo e altre imbarcazioni commerciali impegnate in collegamenti con i porti iraniani.

L’esercito statunitense ha assicurato che continuerà a garantire il passaggio nelle acque regionali alle navi che non violeranno le restrizioni.

Non si tratta quindi di una chiusura completa dello Stretto di Hormuz, ma di un blocco rivolto specificamente al traffico marittimo collegato all’Iran.

La prima operazione tra aprile e giugno

La nuova fase segue il blocco applicato dagli Stati Uniti dal 13 aprile al 18 giugno.

Durante quei due mesi, secondo il CENTCOM, oltre 140 navi avrebbero accettato di modificare la propria rotta, mentre nove imbarcazioni considerate non conformi sarebbero state messe fuori uso.

Più di 50 navi commerciali impegnate nel trasporto di aiuti umanitari avrebbero invece ricevuto l’autorizzazione al passaggio.

Lo Stretto di Hormuz al centro della crisi

Lo Stretto di Hormuz è uno dei corridoi marittimi più importanti per il trasporto mondiale di petrolio e gas.

Una riduzione del traffico potrebbe provocare ritardi nelle consegne, aumentare i costi assicurativi e spingere le compagnie di navigazione a sospendere o modificare le proprie rotte.

L’annuncio americano potrebbe quindi produrre conseguenze immediate anche sui mercati energetici internazionali.

Cresce il rischio di una risposta iraniana

L’intercettazione, il sequestro o la messa fuori uso di una nave potrebbe provocare una nuova risposta militare iraniana.

Teheran potrebbe reagire contro unità americane, basi statunitensi nella regione o navi commerciali considerate collegate ai Paesi alleati di Washington.

Le parole di Trump mostrano inoltre come lo scontro abbia ormai superato il terreno strettamente militare e diplomatico, assumendo i contorni di una prova di forza personale e politica.

Una nuova fase dello scontro

Il ritorno del blocco navale conferma il deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Iran e riduce ulteriormente lo spazio per una soluzione negoziata.

Washington sostiene di voler difendere la libertà di navigazione e impedire a Teheran di utilizzare i propri porti per minacciare il traffico commerciale.

L’Iran considera invece la presenza militare americana una violazione della propria sovranità e una minaccia diretta alla sicurezza nazionale.

Con il blocco nuovamente operativo e il linguaggio sempre più aggressivo adottato da Trump, il rischio è che ogni incidente in mare possa trasformarsi rapidamente in una nuova escalation.

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