Agroalimentare italiano da record: export oltre 72 miliardi di euro nel 2025, il Made in Italy vale più del 72%

L’agroalimentare italiano chiude il 2025 con un nuovo record: le esportazioni superano i 72 miliardi di euro, in crescita del 5,6% rispetto all’anno precedente. I prodotti più riconoscibili come espressione del Made in Italy generano 52,2 miliardi, pari al 72,5% dell’export del settore. Il vino resta la prima voce del comparto con circa 8 miliardi di euro, ma arretra del 3,7%. Nei primi cinque mesi del 2026 il sistema mostra una sostanziale tenuta, con esportazioni in calo appena dello 0,4%.

L’agroalimentare continua a rappresentare una delle componenti più solide dell’economia italiana.

Secondo il rapporto sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari elaborato dal CREA, nel 2025 le esportazioni italiane hanno superato quota 72 miliardi di euro, segnando una crescita del 5,6% sul 2024.

Anche le importazioni sono aumentate, raggiungendo 72,45 miliardi di euro, con un incremento del 10,1%, favorito anche dall’aumento dei prezzi internazionali di diverse materie prime. 

Il settore rappresenta ormai l’11,2% delle esportazioni complessive italiane e il 12,2% delle importazioni, confermando il peso crescente dell’agroalimentare nella struttura commerciale nazionale.

Il Made in Italy vale 52,2 miliardi

Il dato più significativo riguarda i prodotti identificati sui mercati internazionali come tipicamente italiani.

Nel 2025 hanno generato esportazioni per 52,2 miliardi di euro, equivalenti al 72,5% dell’intero export agroalimentare, con una crescita del 3,7% rispetto all’anno precedente. 

Una quota che conferma quanto il valore dell’origine, della reputazione e della riconoscibilità del prodotto italiano continui a essere uno dei principali vantaggi competitivi del settore.

Vino ancora primo prodotto, ma perde terreno

Il vino resta la principale voce dell’export agroalimentare italiano.

Nel 2025 le esportazioni hanno raggiunto circa 8 miliardi di euro, di cui 7,6 miliardi relativi al vino confezionato e 389 milioni al vino sfuso.

Il comparto ha però registrato una contrazione del 3,7% in valore e dell’1,9% nei volumi. 

Tra le principali categorie, gli spumanti Dop hanno generato 1,86 miliardi di euro, i vini rossi e rosati Dop confezionati 1,79 miliardi e i bianchi Dop confezionati 1,15 miliardi.

Particolarmente pesante la flessione sul mercato statunitense: le esportazioni di vino italiano verso gli USA sono diminuite dell’8,8% in valore e del 5,9% nei volumi.

Crescono formaggi, caffè e prodotti dolciari

Accanto al rallentamento del vino emergono numerosi comparti in forte crescita.

Il caffè torrefatto aumenta del 23,6%, i prodotti dolciari a base di cacao del 21,4%, i formaggi del 13,4%, la frutta fresca del 14,6% e i prodotti da forno del 6,5%.

Molto positiva anche la performance di Grana Padano e Parmigiano Reggiano, che insieme si avvicinano a 1,8 miliardi di euro di export, in crescita del 18,1% in valore rispetto al 2024. 

I due grandi formaggi italiani rappresentano ormai circa un quarto delle esportazioni dell’intero comparto lattiero-caseario.

Olio extravergine: valore in calo, volumi in crescita

Segnale diverso arriva dall’olio extravergine di oliva.

Le esportazioni sono diminuite del 17,2% in valore, ma i volumi sono cresciuti del 18,2%.

Il dato riflette soprattutto il calo dei prezzi internazionali dopo il forte aumento registrato nei due anni precedenti a causa della ridotta disponibilità mondiale di prodotto. 

L’Unione europea resta il mercato principale

L’Unione europea continua a essere il principale partner commerciale dell’agroalimentare italiano.

Il mercato comunitario assorbe il 59,5% delle esportazioni e fornisce quasi il 70% delle importazioni.

Nel 2025 le vendite verso l’UE sono cresciute dell’8,1%, con risultati particolarmente positivi in Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Romania. 

Frenano gli Stati Uniti

Diversa la situazione negli Stati Uniti.

L’export agroalimentare italiano verso il mercato americano è sceso del 4,2%, fermandosi a circa 7,55 miliardi di euro.

Il rapporto collega la frenata anche al cambiamento della politica commerciale statunitense e all’aumento dei dazi nella seconda metà del 2025.

Tra i prodotti più colpiti figurano olio extravergine, vini Dop, liquori, salse e condimenti, mentre continuano a crescere pasta, acque minerali, caffè torrefatto e prodotti da forno. 

Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto trainano il settore

Sul piano territoriale, il Nord resta dominante.

Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte concentrano oltre il 60% del valore complessivo degli scambi agroalimentari italiani.

La Lombardia mantiene il primato, mentre le esportazioni registrano incrementi significativi in Emilia-Romagna (+9,8%), Piemonte (+9,1%), Lombardia (+8,1%), Lazio (+8,1%), Calabria (+10,2%) e Sicilia (+12,8%). 

Le uniche eccezioni sono la Toscana, in calo del 7,2%, e la Campania, sostanzialmente stabile.

Nei primi cinque mesi del 2026 export quasi stabile

Il quadro resta relativamente solido anche all’inizio del 2026.

Nei primi cinque mesi dell’anno le esportazioni agroalimentari italiane hanno registrato una variazione del -0,4% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le importazioni sono diminuite del 4,3%. 

Continuano a crescere prodotti come caffè torrefatto, Grana Padano e Parmigiano Reggiano, mentre restano più deboli l’olio d’oliva e alcune categorie di vino.

Mercosur, nuovo fronte commerciale

Il rapporto dedica spazio anche ai rapporti con i Paesi del Mercosur.

Nel 2025 l’Italia ha importato prodotti agroalimentari da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay per quasi 3,7 miliardi di euro, mentre l’export italiano verso l’area si è attestato attorno ai 500 milioni.

Tra i principali prodotti esportati figurano pasta, mele, conserve di pomodoro, olio extravergine, caffè torrefatto e prodotti dolciari.

In crescita anche il vino italiano, soprattutto rossi e rosati Dop e Igp. 

Un settore sempre più strategico

Il dato complessivo conferma la capacità dell’agroalimentare italiano di crescere anche in uno scenario internazionale segnato da tensioni geopolitiche, protezionismo e volatilità delle materie prime.

Il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio Giacomo La Pietra ha definito il Made in Italy agroalimentare una delle grandi forze trainanti dell’economia nazionale.

Per il presidente del CREA Andrea Rocchi, i risultati mostrano invece la capacità competitiva e la resilienza del sistema italiano.

Il record dei 72 miliardi conferma dunque la forza dell’agroalimentare italiano, ma il rallentamento del vino e le difficoltà sul mercato statunitense indicano anche la necessità di diversificare sempre di più mercati, prodotti e strategie commerciali.