In Australia il consumo rischioso di alcol sta cambiando volto. I dati mostrano un aumento significativo tra le donne di mezza età, soprattutto nella fascia tra i 45 e i 60 anni. Tra le cause, secondo gli esperti, anche ansia, stress e sintomi legati alla perimenopausa.
Per anni il consumo problematico di alcol è stato associato soprattutto agli uomini.
Ma in Australia il quadro sta cambiando.
I dati del National Drug Strategy Household Survey mostrano che, tra il 2001 e il 2019, i comportamenti di consumo rischioso sono aumentati in modo significativo tra le donne di mezza età.
Una tendenza che sta attirando sempre più l’attenzione di medici e specialisti delle dipendenze.
Quando il bicchiere diventa una routine
La storia di Mish Wright, una donna di Melbourne, è emblematica.
Per anni il vino delle cinque del pomeriggio era diventato una sorta di rituale quotidiano: un bicchiere alla fine della giornata, poi un altro mentre preparava la cena, un altro ancora durante il pasto.
Alla fine della serata, gran parte della bottiglia era spesso finita.
Non si considerava una persona con un problema di dipendenza.
Era attiva, funzionante, impegnata nella vita familiare e professionale.
Ma con l’arrivo della perimenopausa qualcosa è cambiato.
Il sonno è peggiorato, il corpo ha iniziato a tollerare meno l’alcol e il benessere generale si è ridotto.
Quando ha smesso di bere, ha notato un miglioramento rapido del sonno e delle condizioni generali.
Il legame con la perimenopausa
Secondo lo specialista in dipendenze Chris Davis, molte donne tra i 40 e i 50 anni utilizzano l’alcol per gestire ansia, stress e disagio emotivo legati alla perimenopausa.
Il calo del progesterone può incidere sui livelli di GABA, un neurotrasmettitore che contribuisce a ridurre l’attività del sistema nervoso e favorisce rilassamento e calma.
L’alcol agisce sullo stesso sistema.
Questo può spiegare perché, in una fase della vita caratterizzata da maggiore ansia o irritabilità, alcune donne possano trovare nell’alcol un sollievo temporaneo.
Il problema è che quella sensazione può durare poco e finire per peggiorare altri sintomi, come qualità del sonno, stanchezza e benessere psicologico.
Un fenomeno che rischia di passare inosservato
Davis sottolinea un altro aspetto: molti professionisti sanitari continuano a cercare segnali di consumo rischioso soprattutto negli uomini.
Questo può fare sì che alcune donne non vengano identificate in tempo.
Il consumo problematico, infatti, non sempre si presenta con situazioni estreme.
Può essere nascosto dentro una routine apparentemente normale.
Una persona può continuare a lavorare, occuparsi della famiglia e mantenere una vita sociale senza rendersi conto che il rapporto con l’alcol sta diventando meno controllato.
Per le donne i rischi possono arrivare prima
Gli esperti ricordano inoltre che l’organismo femminile metabolizza l’alcol in modo diverso rispetto a quello maschile.
A parità di consumo, le conseguenze possono essere più rapide e più intense.
Questo significa che dipendenza e danni fisici possono svilupparsi in meno tempo.
Il rischio è quello di un progressivo aumento del consumo senza che la persona o chi le sta intorno se ne accorga.
Una domanda semplice ma importante
Il messaggio degli specialisti non è necessariamente quello dell’astinenza totale.
Il punto di partenza può essere molto più semplice:
chiedersi se l’alcol stia davvero facendo bene.
Ridurre anche di un solo bicchiere può avere effetti positivi su sonno, umore, pressione, peso e salute generale.
Per molte donne di mezza età, il primo passo può essere proprio riconoscere che il bicchiere usato per rilassarsi potrebbe, nel tempo, diventare parte del problema.
Il volto del consumo rischioso in Australia sta cambiando.
E con esso devono cambiare anche attenzione, prevenzione e modo di parlarne.
