Il commissario tecnico chiede scusa per l’addio del 2023 e apre un nuovo ciclo insieme al direttore tecnico Claudio Ranieri. Obiettivi immediati: ricostruire fiducia, valorizzare i giovani, tornare ai Mondiali e rilanciare la formazione tecnica nelle scuole calcio
Roberto Mancini torna sulla panchina della Nazionale italiana con una promessa, una certezza e delle scuse.
La promessa è riportare gli Azzurri al livello che compete alla loro storia. La certezza è che in Italia esistano ancora giocatori tecnicamente validi sui quali costruire una squadra competitiva. Le scuse riguardano invece il modo in cui, tre anni fa, si concluse la sua prima esperienza da commissario tecnico.
La nuova era della Nazionale si apre con il ritorno dell’allenatore che condusse l’Italia al trionfo europeo nel 2021 e con la nomina di Claudio Ranieri nel ruolo di direttore tecnico.
Due uomini di grande esperienza ai quali la Federazione affida il compito di ricostruire un movimento ferito e di restituire entusiasmo a un Paese che non vuole più guardare i Mondiali da casa.
Mancini ammette gli errori del 2023
Durante la conferenza stampa di presentazione, Mancini ha affrontato immediatamente la questione più delicata: il suo improvviso addio alla Nazionale avvenuto nel 2023.
Il tecnico ha riconosciuto che ci fu una mancanza di comunicazione e si è assunto la responsabilità di quanto accaduto.
Ha paragonato la separazione dalla maglia azzurra alla perdita della persona amata, ammettendo di aver commesso degli errori e di aver fatto qualcosa che non avrebbe dovuto fare.
Ora, grazie alla fiducia del presidente federale Giovanni Malagò, Mancini avrà l’opportunità di ricostruire il rapporto con i tifosi.
«Cercherò di far giocare così bene la Nazionale che mi perdoneranno», ha dichiarato.
Non basteranno, tuttavia, le parole. Saranno il campo, i risultati e l’atteggiamento della squadra a stabilire se la ferita del 2023 potrà davvero essere rimarginata.
«Il mio obiettivo è vincere»
Mancini non ha nascosto le proprie ambizioni.
Il primo compito sarà far ripartire immediatamente la Nazionale, costruendo una squadra capace di giocare bene e competere per vincere.
Il nuovo commissario tecnico si è detto convinto che il calcio italiano disponga ancora di giocatori bravi e tecnici, ai quali dovrà essere data maggiore fiducia.
Il problema, secondo Mancini, non sarebbe quindi la totale assenza di talento, ma la necessità di valorizzarlo e di offrire più spazio ai calciatori italiani nei rispettivi club.
«Posso soltanto sperare che giochino più italiani possibili in Italia», ha sottolineato.
È una questione che da anni accompagna il dibattito sulla crisi azzurra. Le squadre di Serie A ricorrono sempre più frequentemente a giocatori stranieri, mentre molti giovani italiani faticano a trovare continuità e responsabilità nelle competizioni di massimo livello.
Fiducia a Kean e Pio Esposito
Mancini ha respinto anche l’idea che l’Italia sia priva di attaccanti.
Il commissario tecnico ha citato Moise Kean e Pio Esposito come esempi di una nuova generazione sulla quale lavorare.
Kean fu fatto esordire proprio da Mancini durante la precedente gestione ed è quindi un calciatore che il tecnico conosce bene. Pio Esposito rappresenta invece una delle principali speranze del calcio italiano.
L’obiettivo sarà aiutarli a raggiungere la continuità realizzativa mostrata per anni da Ciro Immobile in Serie A.
«Non penso che siamo messi così male in attacco», ha affermato Mancini.
Il tecnico dovrà però trovare un sistema capace di valorizzare le caratteristiche dei nuovi interpreti, evitando di limitarsi a cercare un erede identico agli attaccanti del passato.
Una Nazionale offensiva e tecnica
L’Italia del nuovo corso dovrebbe mantenere una chiara identità offensiva.
Mancini vuole una squadra capace di controllare il gioco, creare occasioni e utilizzare la qualità tecnica dei propri centrocampisti.
Nella precedente esperienza, il commissario tecnico riuscì a costruire un gruppo nel quale giocatori come Marco Verratti e Jorginho, che non avevano mai giocato insieme con continuità, divennero protagonisti del successo europeo.
Allo stesso modo, Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini rappresentarono riferimenti fondamentali dentro e fuori dal campo.
Il compito sarà ora individuare i nuovi leader capaci di accompagnare i più giovani, assumendosi responsabilità nei momenti difficili.
Mancini è convinto che possano emergere altri giocatori in grado di svolgere il ruolo di “chioccia”, pur senza pretendere di replicare esattamente la coppia difensiva che ha segnato un’epoca.
Nations League, subito un girone durissimo
Il ritorno di Mancini inizierà con un banco di prova particolarmente impegnativo.
L’Italia affronterà Francia, Belgio e Turchia nel girone di Nations League.
Il commissario tecnico ha riconosciuto la difficoltà del raggruppamento, sottolineando però che anche gli avversari dovranno preoccuparsi della Nazionale italiana.
Le prime partite serviranno a valutare rapidamente il livello della squadra, individuare le lacune e comprendere dove intervenire.
Non ci sarà molto tempo per gli esperimenti. Dopo la Nations League arriveranno l’Europeo e, soprattutto, le qualificazioni al Mondiale.
La priorità assoluta sarà evitare un’altra assenza dalla competizione più importante.
Mancini ritiene che, una volta qualificata, l’Italia possa diventare una delle squadre da battere, anche senza partire con il ruolo di favorita.
Ranieri: «Il coronamento della mia carriera»
Accanto a Mancini ci sarà Claudio Ranieri, nominato nuovo direttore tecnico della Nazionale.
Per l’allenatore romano si tratta del coronamento di una carriera lunghissima, vissuta tra Italia e calcio internazionale.
Ranieri ha dichiarato di non essersi mai tirato indietro davanti alle difficoltà e di essere consapevole della complessità del compito che lo attende.
Il suo obiettivo non sarà soltanto intervenire sulla prima squadra, ma contribuire alla riorganizzazione tecnica dell’intero movimento.
«Voglio far innamorare nuovamente i tifosi della Nazionale e permettere ai bambini di vederla finalmente giocare i Mondiali», ha spiegato.
Un’affermazione che riassume il significato del nuovo progetto: ricostruire l’Italia dall’alto, ma anche dalle fondamenta.
Scuole calcio più accessibili
Uno dei temi sui quali Ranieri intende intervenire riguarda il costo delle scuole calcio.
Negli ultimi anni praticare questo sport è diventato sempre più oneroso per molte famiglie. Quote d’iscrizione, attrezzature, trasferte e tornei rischiano di trasformare il calcio giovanile in un’attività accessibile soprattutto a chi dispone di maggiori possibilità economiche.
Ridurre i costi significherebbe ampliare la base dei praticanti e impedire che potenziali talenti vengano esclusi prima ancora di poter essere osservati.
Il nuovo direttore tecnico vuole inoltre riportare l’attenzione sull’insegnamento dei fondamentali.
Controllo del pallone, passaggio, dribbling, tiro, capacità di giocare con entrambi i piedi e comprensione tattica devono tornare al centro della formazione.
L’Italia non può limitarsi a selezionare i ragazzi più sviluppati fisicamente. Deve tornare a creare calciatori.
Il consenso di Donnarumma
La scelta di Mancini e Ranieri avrebbe ricevuto anche l’approvazione dello spogliatoio.
Giovanni Malagò ha raccontato di aver ricevuto un messaggio da Gianluigi Donnarumma, che avrebbe definito la decisione «perfetta» e corrispondente ai desideri dei giocatori.
Anche l’ex presidente federale Gabriele Gravina avrebbe espresso il proprio sostegno alle due nomine.
Il consenso iniziale è importante, soprattutto per Mancini, chiamato a ricostruire immediatamente un rapporto di fiducia con il gruppo.
Il commissario tecnico conosce già diversi calciatori e potrà ripartire da una base di relazioni costruite durante il precedente mandato.
Ma il nuovo ciclo dovrà essere aperto anche a chi è emerso negli ultimi anni e a quei giovani che attendono una reale opportunità.
Il peso del successo europeo
Mancini torna inevitabilmente accompagnato dal ricordo di Euro 2020.
Quella Nazionale vinse la finale di Wembley contro l’Inghilterra ai rigori, conquistando il titolo attraverso un calcio coraggioso, tecnico e offensivo.
Fu una squadra capace di riavvicinare gli italiani alla maglia azzurra dopo la mancata qualificazione ai Mondiali del 2018.
Il fallimento nelle successive qualificazioni mondiali e l’addio del 2023 cambiarono radicalmente il giudizio sul tecnico.
Ora Mancini dovrà dimostrare che il successo europeo non fu un episodio irripetibile e che il suo metodo può funzionare anche in una fase diversa della storia della Nazionale.
Non avrà più Chiellini, Bonucci e diversi protagonisti di Wembley. Dovrà costruire nuovi equilibri, nuovi leader e una nuova identità.
Malagò e il conflitto tra FIFA e UEFA
Durante la presentazione, Malagò ha affrontato anche il confronto sempre più duro tra FIFA e UEFA.
Al centro della disputa vi sarebbe il progetto della federazione mondiale di creare una società aperta agli investitori privati per gestire i ricavi delle proprie competizioni.
Il presidente federale italiano ha definito l’iniziativa «particolare», riferendo della netta contrarietà espressa dal presidente UEFA Aleksander Čeferin.
Le federazioni europee sono state convocate per discutere la questione, in un clima descritto da Malagò come di totale conflittualità tra i due organismi.
È un altro fronte delicato per il calcio italiano, chiamato a ricostruire la Nazionale mentre le istituzioni internazionali si contendono risorse, competizioni e controllo politico.
Il nuovo corso parte dalle responsabilità
Il ritorno di Mancini non cancella il passato.
Le sue scuse rappresentano però un punto di partenza necessario. Il commissario tecnico ha riconosciuto di aver sbagliato e ha accettato una sfida che potrebbe ridefinire definitivamente il giudizio sulla sua esperienza in azzurro.
Ranieri porterà equilibrio, conoscenza del calcio e attenzione alla formazione.
Insieme dovranno convincere i club a dare più spazio ai giocatori italiani, allargare la base del settore giovanile e restituire valore alla tecnica.
La certezza di Mancini è che i calciatori bravi esistano ancora.
Ora dovrà dimostrarlo sul campo.
L’Italia non ha bisogno soltanto di tornare a vincere qualche partita. Deve ritrovare un’identità, qualificarsi ai Mondiali e ricostruire il legame emotivo con milioni di tifosi.
Il nuovo corso nasce con due allenatori che hanno attraversato successi, sconfitte e rinascite.
È forse proprio questa esperienza che serve oggi alla Nazionale: riconoscere gli errori, ripartire senza alibi e tornare finalmente dove l’Italia ritiene di meritare di stare.
