Il presidente della FIFA propone di creare una società commerciale alla quale parteciperebbero investitori esterni. In gioco ci sono i ricavi di Mondiali e Club World Cup. UEFA all’attacco: «Il calcio non appartiene alla FIFA e non può essere venduto»
Gianni Infantino vuole trasformare il braccio commerciale della FIFA in una società aperta ai capitali privati, attraverso un’operazione valutata fino a 20 miliardi di dollari statunitensi.
Il progetto prevede la nascita della FIFA Forward Enterprise, indicata con l’acronimo FFE, una controllata nella quale verrebbero concentrate le attività commerciali e organizzative legate alle principali competizioni internazionali, compresi la Coppa del Mondo e il Mondiale per club.
La FIFA sostiene che manterrebbe la proprietà e il controllo della nuova struttura, insieme all’autorità sulle regole del calcio, sui calendari e sulle competizioni. Ma l’ingresso di investitori esterni solleva un interrogativo enorme: fino a che punto il futuro dei Mondiali verrebbe condizionato dalla ricerca del profitto?
La proposta ha già provocato una dura opposizione da parte della UEFA e forti preoccupazioni nelle altre confederazioni internazionali, molte delle quali affermano di non essere state consultate.
Thrive Capital in prima fila
Tra i possibili investitori indicati dalla FIFA figura Thrive Capital, società fondata da Joshua Kushner.
Joshua è il fratello di Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump e figura centrale della sua precedente amministrazione.
Thrive Capital è specializzata negli investimenti in società tecnologiche, software e imprese digitali. La FIFA l’ha indicata come una delle principali candidate a finanziare il progetto, pur sostenendo che la procedura resterà aperta a un gruppo diversificato di investitori internazionali.
Un altro nome coinvolto è quello di Greg Maffei, ex presidente e amministratore delegato di Liberty Media, la società che ha acquistato la Formula 1 nel 2017 e ne ha profondamente trasformato il modello commerciale.
Maffei dovrebbe assumere il ruolo di consulente strategico nella costruzione della nuova società.
L’esperienza della Formula 1 mostra quale potrebbe essere la direzione: più eventi, maggiore presenza sui social, nuove opportunità pubblicitarie e una crescita aggressiva dei ricavi internazionali.
La FIFA promette più soldi alle federazioni
Infantino presenta l’operazione come una possibilità per distribuire una quota maggiore dei guadagni del calcio mondiale alle 211 federazioni affiliate.
La FIFA sostiene che la nuova struttura potrebbe aumentare considerevolmente i fondi destinati allo sviluppo delle infrastrutture, degli allenatori, delle Nazionali, del calcio di base e del movimento femminile.
Nel ciclo commerciale 2027-2030, ogni federazione dovrebbe ricevere attualmente circa 8 milioni di dollari statunitensi.
Con l’approvazione della FFE, la cifra promessa potrebbe salire a 20 milioni, per poi aumentare a 22 e 24 milioni nei cicli successivi.
In caso di bocciatura del progetto, le federazioni riceverebbero invece i 10 milioni già promessi.
È proprio questa differenza economica ad aver alimentato le accuse di pressione sul voto.
Le federazioni più piccole, spesso dipendenti dai finanziamenti della FIFA, potrebbero essere spinte ad approvare la proposta in cambio di risorse molto superiori rispetto a quelle attualmente disponibili.
Venti milioni per chi vota sì?
Infantino ha annunciato anche un finanziamento straordinario collegato all’approvazione del progetto.
Formalmente, la FIFA sostiene che il denaro sarebbe destinato allo sviluppo calcistico e non rappresenterebbe un pagamento diretto per il voto.
Ma la coincidenza tra il sostegno richiesto e l’aumento dei fondi ha provocato forti contestazioni.
I critici considerano l’offerta un modo per assicurarsi il consenso delle federazioni meno ricche e superare l’opposizione dei grandi organismi europei.
La decisione verrà presa secondo il principio “una federazione, un voto”. San Marino, Australia, Brasile e Germania possiedono quindi lo stesso peso formale nel Congresso FIFA.
Questo sistema potrebbe favorire Infantino.
La UEFA rappresenta 55 federazioni. Anche qualora votassero tutte contro, resterebbero altri 156 membri in Africa, Asia, Americhe e Oceania potenzialmente sufficienti per approvare l’operazione.
La UEFA: «Non è della FIFA e non può venderlo»
La reazione più dura è arrivata dalla UEFA.
«Non appartiene alla FIFA e non può essere venduto», ha dichiarato l’organismo che governa il calcio europeo.
Secondo la confederazione, l’anima e la gestione del calcio non possono essere considerate beni commerciali da trasferire a investitori, soprattutto senza trasparenza su chi trarrà beneficio economico dall’operazione.
«Nessuno di noi è proprietario del calcio», ha aggiunto la UEFA.
Il messaggio è diretto: la FIFA amministra le competizioni internazionali, ma non dovrebbe comportarsi come una società privata proprietaria del patrimonio sportivo globale.
La battaglia riguarda quindi non soltanto il denaro, ma la natura stessa della FIFA, formalmente costituita come organizzazione senza scopo di lucro.
Le confederazioni denunciano la mancanza di consultazione
Anche l’Asian Football Confederation, alla quale appartiene l’Australia, ha dichiarato di non essere stata consultata.
La CONCACAF, che rappresenta Nord America, America Centrale e Caraibi, si è detta «profondamente preoccupata» per la mancanza di un corretto processo decisionale.
La Confederazione africana ha annunciato una riunione con i propri membri per discutere il progetto.
Football Australia ha confermato di aver ricevuto la documentazione soltanto recentemente e ha chiesto ulteriori informazioni.
La federazione australiana vuole valutare le conseguenze strategiche, commerciali e di governance prima di prendere posizione.
La portata della proposta rende sorprendente che le principali confederazioni abbiano appreso i dettagli soltanto dopo l’annuncio pubblico di Infantino.
Chi deciderebbe il futuro dei Mondiali?
La FIFA afferma che manterrebbe il controllo sulle decisioni sportive.
Ma gli investitori privati non impegnerebbero miliardi senza chiedere una crescita significativa dei ricavi.
Questo potrebbe tradursi in Mondiali più frequenti, competizioni più grandi, un aumento delle partite, nuovi tornei e maggiori spazi commerciali durante gli incontri.
La Coppa del Mondo si disputa attualmente ogni quattro anni. L’edizione del 2026 è stata la prima con 48 squadre e Infantino ha già sostenuto l’ipotesi di portare il torneo del 2030 a 64 partecipanti.
Con investitori esterni, la pressione per moltiplicare gli eventi potrebbe diventare ancora più forte.
La rarità dei Mondiali rappresenta però una delle ragioni del loro valore.
Trasformarli in un prodotto più frequente potrebbe aumentare i ricavi nell’immediato, ma ridurne progressivamente il prestigio.
Più pubblicità durante le partite
Il professor Tim Harcourt, esperto di economia dello sport presso la University of Technology Sydney, ritiene che gli investitori potrebbero cercare di sfruttare maggiormente gli spazi pubblicitari.
Tra gli esempi discussi figurano le pause introdotte durante le partite, ufficialmente utilizzate per consentire ai giocatori di idratarsi ma considerate da molti anche un’opportunità per trasmettere messaggi commerciali.
Un modello più orientato al profitto potrebbe estendere le pause, ampliare le sponsorizzazioni, modificare gli orari delle partite e scegliere le sedi sulla base del valore economico più che delle esigenze sportive.
Harcourt ha avvertito che la FIFA dovrà evitare di saturare il prodotto.
Esiste un equilibrio delicato tra crescita commerciale e tutela del gioco. Una volta superato, il calcio rischia di diventare soltanto un contenitore per vendere pubblicità.
Il legame politico con Trump
Il coinvolgimento di Joshua Kushner rafforza anche gli interrogativi sui rapporti tra Infantino e Donald Trump.
Negli ultimi anni, il presidente della FIFA ha sviluppato una relazione molto stretta con il leader americano.
Infantino ha creato un premio per la pace poi assegnato a Trump e gli ha consentito di intervenire in alcune iniziative pubbliche legate al calcio statunitense.
Trump ha inoltre manifestato il desiderio di ospitare negli Stati Uniti un’altra Coppa del Mondo durante il proprio mandato.
Il coinvolgimento di Thrive Capital non dimostra l’esistenza di un accordo politico. Ma il rapporto familiare e personale tra i Kushner e il presidente americano rende inevitabili le domande sull’influenza che Washington potrebbe esercitare sul futuro commerciale della FIFA.
La diplomazia del calcio in Medio Oriente
Il progetto arriva anche in una fase nella quale il calcio è diventato uno strumento centrale della diplomazia mediorientale.
Jared Kushner fu uno dei principali artefici degli Accordi di Abramo, firmati nel 2020 tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein.
L’Arabia Saudita dovrebbe ospitare i Mondiali del 2034 e sta investendo somme enormi nello sport internazionale.
Dopo la guerra tra Stati Uniti e Iran, il calcio potrebbe essere utilizzato ancora di più come veicolo per costruire alleanze economiche e politiche.
Una società commerciale capace di attirare fondi americani, sauditi e degli Emirati diventerebbe un attore non soltanto sportivo, ma anche geopolitico.
Perché il progetto arriva adesso
La proposta è stata presentata poco dopo la conclusione di un Mondiale considerato commercialmente positivo.
Secondo Harcourt, l’assenza di gravi problemi organizzativi avrebbe rafforzato la fiducia della FIFA nel valore del proprio prodotto.
Infantino sembra voler sfruttare questo momento per monetizzare una parte del potenziale commerciale delle competizioni.
La valutazione da 20 miliardi mostra quanto il calcio mondiale sia diventato attraente per i grandi fondi.
Il rischio è che la necessità di garantire un ritorno agli investitori trasformi ogni scelta sportiva in una decisione finanziaria.
Il voto entro il 19 settembre
Le 211 federazioni affiliate dovranno pronunciarsi entro il 19 settembre.
Per l’approvazione sarà sufficiente una maggioranza.
Infantino può contare sul sostegno di numerose piccole federazioni che negli anni hanno beneficiato dei programmi di finanziamento della FIFA.
La promessa di aumentare i contributi potrebbe risultare decisiva, soprattutto nei Paesi dove le federazioni dispongono di risorse molto limitate.
La UEFA proverà invece a costruire un fronte contrario, sostenendo che la proposta sia stata presentata senza consultazione, trasparenza e garanzie sufficienti.
Il calcio non è un’azienda qualsiasi
La FIFA ha certamente bisogno di strutture commerciali moderne.
I ricavi dei Mondiali finanziano il calcio in numerosi Paesi e una gestione più efficiente potrebbe aumentare le risorse destinate alla base, alle donne e alle federazioni più povere.
Ma il calcio non è un’impresa tecnologica né una piattaforma di intrattenimento qualsiasi.
Le Nazionali appartengono simbolicamente ai tifosi, alle comunità e alle federazioni. La Coppa del Mondo è un patrimonio sportivo globale, non semplicemente un bene sul quale vendere quote.
Affidare una parte del suo futuro a investitori privati significa accettare che le decisioni vengano valutate anche in base al rendimento finanziario.
Il problema non è soltanto chi metterà i soldi. È chi avrà il potere di chiedere più partite, più pubblicità, più squadre e più tornei per recuperare l’investimento.
Infantino promette nuovi miliardi e maggiori finanziamenti per tutti.
La UEFA risponde che il calcio non è suo da vendere.
Tra queste due posizioni si deciderà il futuro della competizione sportiva più seguita al mondo.
E prima di consegnarne una parte ai fondi privati, le 211 federazioni dovrebbero sapere esattamente chi guadagnerà, chi deciderà e quale prezzo finiranno per pagare i tifosi.
