Influenza aviaria H5N1 a Kangaroo Island: misure speciali per proteggere i leoni marini

Un caso è stato rilevato a Seal Bay, uno dei principali siti riproduttivi del leone marino australiano. Sospesi temporaneamente i tour sulla spiaggia, mentre gli esperti valutano trattamenti contro i parassiti e, in prospettiva, possibili vaccini

La presenza dell’influenza aviaria H5N1 a Kangaroo Island preoccupa scienziati e autorità ambientali, soprattutto per il possibile impatto sulla popolazione dei leoni marini australiani.

Un caso è stato individuato a Seal Bay, lungo la costa meridionale dell’isola, in uno dei siti riproduttivi più importanti per questa specie in pericolo.

Le autorità hanno temporaneamente sospeso i tour sulla spiaggia per ridurre il contatto ravvicinato tra visitatori, uccelli e mammiferi marini. Le passerelle sopraelevate restano invece aperte, consentendo ai turisti di osservare gli animali a distanza.

Il timore del passaggio dagli uccelli ai mammiferi

Wayne Boardman, della School of Animal and Veterinary Sciences dell’Università di Adelaide, ha avvertito che la presenza del virus a Seal Bay aumenta il rischio di trasmissione ai leoni marini.

Secondo l’esperto, precedenti episodi verificatisi in Sud America hanno dimostrato che leoni marini, otarie ed elefanti marini possono essere particolarmente vulnerabili all’H5N1.

Circa il 5% dell’intera popolazione mondiale del leone marino australiano vive nell’area di Seal Bay.

La popolazione complessiva della specie viene stimata attorno ai 12.000 esemplari, un numero che rende ogni eventuale focolaio particolarmente pericoloso.

I cuccioli sono tra gli animali più vulnerabili

Una delle strategie allo studio riguarda il trattamento dei cuccioli contro l’anchilostoma, un parassita intestinale molto diffuso nella specie.

L’infezione viene trasmessa dalla madre attraverso il latte e può provocare anemia, debolezza e una riduzione delle condizioni fisiche generali.

Animali già debilitati potrebbero risultare maggiormente esposti alle conseguenze di un’ulteriore infezione virale.

Tuttavia, non esistono ancora prove certe che il trattamento contro il parassita possa migliorare la capacità dei cuccioli di resistere all’influenza aviaria.

Il dilemma degli interventi sugli animali

Boardman ha sottolineato che ogni azione richiede un’attenta valutazione dei benefici e dei rischi.

Catturare, maneggiare o trattare i cuccioli può infatti causare stress e disturbare le colonie nel delicato periodo riproduttivo.

La questione centrale è stabilire se il possibile vantaggio sanitario sia superiore al danno provocato dall’intervento umano.

«Bisogna chiedersi se il beneficio possa superare il costo del disturbo arrecato agli animali», ha spiegato l’esperto.

L’ipotesi di un vaccino

Un’altra possibilità riguarda lo sviluppo di un vaccino contro l’H5N1 destinato ai mammiferi marini.

Negli Stati Uniti sono già in corso sperimentazioni su esemplari in cattività, con l’obiettivo di verificare se sia possibile sviluppare un’immunità efficace.

I test potrebbero in futuro offrire strumenti utili per proteggere specie minacciate, come la foca monaca delle Hawaii e il leone marino australiano.

Prima di utilizzare un vaccino in natura, tuttavia, sarebbero necessari numerosi controlli sulla sicurezza, sull’efficacia e sugli effetti a lungo termine.

Le autorità difficilmente autorizzerebbero un prodotto sperimentale senza solide prove scientifiche, a meno che la situazione non evolvesse in una crisi caratterizzata da una mortalità diffusa.

Tour sulla spiaggia sospesi

La misura immediata adottata dalle autorità è stata la sospensione temporanea dei tour sulla spiaggia di Seal Bay.

I visitatori possono ancora accedere al centro e osservare i leoni marini dalle passerelle, mantenendo una maggiore distanza dagli animali.

La restrizione punta a limitare il disturbo alla colonia e ridurre le possibilità di contaminazione attraverso scarpe, abbigliamento o attrezzature.

Le autorità continuano inoltre a controllare gli animali morti o malati e a raccogliere campioni per individuare eventuali nuovi casi.

Il settore turistico accetta le restrizioni

Craig Wickham, proprietario dell’operatore turistico Exceptional Kangaroo Island, ha definito le misure pratiche e necessarie.

Secondo Wickham, il turismo dell’isola ha già dovuto adattarsi agli incendi, alla pandemia e ad altri eventi capaci di modificare le esperienze dei visitatori.

La risposta e la comunicazione con il pubblico saranno quindi determinanti per proteggere gli animali senza danneggiare inutilmente l’economia locale.

Gli operatori stanno informando i turisti sulle limitazioni e proponendo le passerelle come alternativa ai tour sulla sabbia.

I turisti: «Vale comunque la pena visitarla»

Una famiglia arrivata da Bruxelles ha deciso di non modificare i propri programmi nonostante la chiusura della spiaggia.

Dopo aver percorso le passerelle, i visitatori hanno raccontato di aver osservato una femmina mentre allattava il proprio cucciolo.

L’esperienza, hanno spiegato, resta straordinaria anche mantenendo una maggiore distanza.

Seal Bay continua quindi a essere accessibile, ma in una forma più controllata e rispettosa delle esigenze sanitarie della colonia.

Una minaccia da affrontare con cautela

L’individuazione dell’H5N1 non significa che il virus si sia già diffuso tra i leoni marini di Kangaroo Island.

Il rischio, però, viene considerato concreto e richiede sorveglianza, prudenza e decisioni rapide qualora aumentassero i casi.

Gli scienziati dovranno bilanciare la necessità di proteggere una specie minacciata con il rischio di provocare ulteriore stress attraverso interventi invasivi.

Per ora, la priorità è ridurre i contatti, monitorare la colonia e impedire che Seal Bay diventi il centro di un focolaio capace di colpire una parte significativa della popolazione mondiale del leone marino australiano.

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