Richard Norton, leggenda delle arti marziali e collaboratore delle grandi star di Hollywood, è morto a 75 anni dopo una grave reazione allergica. Aveva utilizzato dosi superiori a quelle prescritte. La TGA chiamata a valutare nuove restrizioni sui prodotti non approvati.
La morte dell’attore australiano Richard Norton, celebre maestro di arti marziali e coordinatore degli stuntman di Hollywood, è stata provocata da una grave reazione allergica successiva all’iniezione di peptidi non approvati per uso terapeutico in Australia.
Lo ha stabilito il coroner dello Stato di Victoria, David Ryan, nelle conclusioni pubblicate il 28 ottobre 2026, gettando nuova luce sulla scomparsa dell’artista, avvenuta il 30 marzo 2025, all’età di 75 anni, all’Alfred Hospital di Melbourne.
Il caso è considerato il primo decesso conosciuto in Australia direttamente collegato all’utilizzo di questi specifici trattamenti sperimentali a base di peptidi.
Le conclusioni dell’indagine hanno spinto il coroner a raccomandare alla Therapeutic Goods Administration (TGA), l’autorità australiana che regolamenta farmaci e prodotti terapeutici, una revisione delle norme sulla prescrizione e sull’utilizzo di tali sostanze.
Le iniezioni prima del collasso
Secondo la ricostruzione ufficiale, Norton stava utilizzando due sostanze, CJC-1295 e Ipamorelin, prescritte dal medico Jerzy Muchnicki per contrastare alcuni disturbi legati all’affaticamento, alla perdita di massa muscolare, al dolore alle spalle e alle difficoltà di recupero fisico.
L’attore, che aveva dedicato la propria vita all’allenamento e alle arti marziali, aveva già subito interventi chirurgici a entrambe le spalle e soffriva di osteoartrite e asma.
Il trattamento era stato discusso con il medico, che aveva illustrato la sua natura sperimentale e i possibili rischi. Norton aveva inoltre sottoscritto un modulo di consenso informato e si era sottoposto a esami preliminari.
Nei giorni precedenti la tragedia, l’attore aveva riferito di sentirsi meglio grazie alla terapia, segnalando miglioramenti nel sonno, nel dolore e nella capacità di allenarsi.
Tuttavia, il 28 marzo 2025 aveva comunicato a un’infermiera dello studio medico di aver assunto una quantità doppia rispetto alla dose prescritta.
L’infermiera gli aveva raccomandato di attenersi successivamente al dosaggio indicato.
Quella stessa sera, dopo essersi somministrato un’ulteriore iniezione, Norton aveva avvertito un’improvvisa sensazione di calore e arrossamento, perdendo poco dopo conoscenza.
La moglie Judy aveva iniziato le manovre di rianimazione mentre venivano allertati i soccorsi.
L’attore era stato trasportato all’Alfred Hospital di Melbourne, dove è morto due giorni più tardi.
Il coroner: reazione anafilattica provocata dai peptidi
Gli accertamenti medico-legali hanno identificato nell’anafilassi, una reazione allergica potenzialmente fatale, il fattore scatenante dell’arresto cardiaco.
Il coroner David Ryan ha concluso che l’iniezione di CJC-1295 e Ipamorelin aveva provocato la reazione anafilattica, dalla quale era derivato l’arresto cardiaco.
L’indagine ha anche individuato condizioni preesistenti, tra cui asma e cardiomiopatia ipertrofica, considerate possibili fattori contribuenti.
La quantità eccessiva di prodotto assunta dall’attore è stata documentata, ma le conclusioni non stabiliscono che il solo superamento del dosaggio fosse la causa della reazione allergica.
Il caso evidenzia soprattutto i rischi legati all’utilizzo di sostanze la cui sicurezza non è stata adeguatamente dimostrata attraverso studi clinici.
Cosa sono CJC-1295 e Ipamorelin
I peptidi sono brevi catene di amminoacidi coinvolte in numerosi processi biologici.
Alcuni medicinali a base di peptidi sono regolarmente autorizzati e utilizzati nella pratica clinica. Altri, invece, vengono commercializzati o proposti come trattamenti per aumentare la massa muscolare, favorire il recupero fisico, migliorare il sonno e contrastare alcuni effetti dell’invecchiamento.
CJC-1295 e Ipamorelin sono sostanze studiate per la loro capacità di stimolare i meccanismi legati alla secrezione dell’ormone della crescita.
Tuttavia, non sono approvate dalla TGA come trattamenti terapeutici, e non esistono prove cliniche sufficienti a dimostrarne sicurezza ed efficacia per gli impieghi pubblicizzati.
Tra i rischi possibili figurano reazioni allergiche gravi, alterazioni metaboliche e altre complicazioni ancora non completamente conosciute.
La TGA ha più volte richiamato l’attenzione sui pericoli dei peptidi non approvati, soprattutto quando vengono acquistati attraverso internet o utilizzati senza un adeguato controllo sanitario.
La posizione del medico e l’indagine professionale
Il trattamento era stato prescritto a Norton dal dottor Jerzy Muchnicki, che aveva discusso con il paziente la natura sperimentale della terapia e disposto accertamenti preliminari.
L’Australian Health Practitioner Regulation Agency (AHPRA) aveva ricevuto una segnalazione relativa all’assistenza prestata all’attore, dando origine a una valutazione del Medical Board of Australia.
Un esperto indipendente aveva rilevato che le evidenze scientifiche disponibili non erano sufficienti a dimostrare la sicurezza e l’efficacia dei due peptidi.
La valutazione aveva inoltre evidenziato carenze nella documentazione clinica e nella gestione della nuova prescrizione, dopo che erano emerse informazioni sull’assunzione di dosi superiori a quelle indicate.
Il medico ha riconosciuto le criticità segnalate, espresso rammarico per quanto accaduto e assunto l’impegno di migliorare le proprie procedure.
Il Medical Board ha stabilito che non fosse necessario adottare ulteriori provvedimenti disciplinari relativi all’assistenza clinica, ma ha disposto un richiamo formale e condizioni legate alla formazione e al controllo della documentazione sanitaria.
La richiesta di nuove restrizioni in Australia
Alla luce delle conclusioni medico-legali, il coroner Ryan ha chiesto alla TGA di riesaminare i benefici terapeutici e i rischi dei peptidi CJC-1295 e Ipamorelin.
Tra le possibilità indicate figura una riclassificazione normativa che potrebbe limitarne fortemente l’utilizzo, prevedendo eventuali eccezioni per sperimentazioni cliniche e attività di ricerca autorizzate.
Attualmente queste sostanze rientrano nella categoria Schedule 4, relativa ai medicinali soggetti a prescrizione, pur non avendo ottenuto l’approvazione terapeutica della TGA.
Il coroner ha proposto di valutare il passaggio alla Schedule 10, riservata alle sostanze considerate sufficientemente pericolose da giustificare il divieto di fornitura e utilizzo, con possibili eccezioni specifiche.
La TGA ha ribadito che i peptidi non approvati non sono stati valutati secondo gli standard ordinari di sicurezza, qualità ed efficacia e che continuerà a esaminare la necessità di ulteriori misure di protezione.
Richard Norton, una vita tra arti marziali e Hollywood
Nato a Sydney nel 1950, Richard Norton aveva iniziato a praticare judo all’età di undici anni, ottenendo la cintura nera di karate durante l’adolescenza.
Nel corso della sua carriera era diventato uno degli istruttori e coordinatori di combattimenti cinematografici più conosciuti a livello internazionale.
Aveva collaborato con grandi protagonisti del cinema d’azione e contribuito alla preparazione fisica e alle scene di combattimento di attori come Scarlett Johansson, Margot Robbie, Ben Affleck, Liam Neeson e Charlize Theron.
La sua esperienza lo aveva portato a lavorare in importanti produzioni cinematografiche, tra cui Mad Max: Fury Road, Furiosa: A Mad Max Saga, Suicide Squad e X-Men: Dark Phoenix.
Norton aveva inoltre partecipato a numerosi film di arti marziali, costruendo una carriera che lo aveva reso un punto di riferimento per generazioni di attori, stuntman e appassionati.
Una tragedia che riapre il dibattito sulla sicurezza
La morte di Richard Norton porta all’attenzione pubblica una questione sempre più rilevante: la diffusione di trattamenti proposti per migliorare le prestazioni fisiche e contrastare l’invecchiamento, spesso prima che la ricerca scientifica ne abbia dimostrato in modo adeguato benefici e rischi.
Il fatto che una sostanza possa essere prescritta attraverso determinati percorsi medici non significa necessariamente che abbia ottenuto un’approvazione terapeutica o che la sua efficacia sia stata scientificamente dimostrata.
Il caso solleva interrogativi sulla qualità delle informazioni fornite ai pazienti, sulla vigilanza medica e sui controlli previsti per i prodotti sperimentali.
La tragedia di Richard Norton rappresenta un richiamo alla necessità di fondare ogni trattamento sanitario su evidenze scientifiche solide, controlli appropriati e una valutazione rigorosa dei rischi per la salute.
