Il Partito Laburista australiano vuole inserire formalmente il sostegno alle cerimonie di Welcome to Country e Acknowledgement of Country nella propria piattaforma nazionale. La mossa arriva mentre Pauline Hanson e One Nation crescono nei sondaggi e trasformano identità nazionale, multiculturalismo e simboli indigeni in terreno di scontro politico.
Labor risponde alla pressione di One Nation
Il dibattito sull’identità australiana torna al centro della politica federale.
Il Partito Laburista si prepara a inserire formalmente nella propria piattaforma nazionale il sostegno alle cerimonie di Welcome to Country e Acknowledgement of Country, in una fase segnata dalla forte crescita di One Nation e dal ritorno aggressivo di Pauline Hanson nel dibattito pubblico.
Secondo quanto riportato da The Australian, la bozza della piattaforma Labor che sarà discussa alla 50ª Conferenza nazionale del partito include un passaggio esplicito sui simboli delle First Nations, tra cui la bandiera aborigena, la bandiera delle Torres Strait Islands e il valore delle cerimonie di riconoscimento del Paese.
Welcome to Country diventa linea politica
Il testo, secondo le anticipazioni, afferma che Labor riconosce l’importanza delle cerimonie come occasioni per mostrare rispetto ai popoli delle First Nations.
Si tratta di un’aggiunta significativa, perché il riferimento non era presente nella piattaforma nazionale del 2023. La modifica arriva dopo mesi di tensioni politiche sul ruolo del Welcome to Country negli eventi pubblici, nelle istituzioni, nello sport e nella vita civile australiana.
Reconciliation Australia spiega che un Acknowledgement of Country può essere pronunciato da chiunque come gesto di rispetto verso i Traditional Owners e il loro legame continuo con la terra, mentre il Welcome to Country è una cerimonia distinta, generalmente svolta da Traditional Owners o da persone autorizzate dalla comunità locale.
La bozza anti-razzismo
La revisione della piattaforma Labor non riguarda soltanto i simboli indigeni.
La bozza segnala anche una crescente preoccupazione per l’aumento del razzismo e della divisione sociale, prevedendo una strategia nazionale anti-razzismo. Sempre secondo The Australian, il partito intende rafforzare il proprio messaggio sull’inclusione, sul multiculturalismo e sulla coesione sociale in risposta all’espansione elettorale di One Nation.
Il messaggio politico è chiaro: Labor vuole presentarsi come argine istituzionale alla destra populista e identitaria.
Il ritorno dell’Uluru Statement
La piattaforma riveduta conferma anche l’adesione ai principi dell’Uluru Statement from the Heart, nonostante la sconfitta del referendum sulla Voice to Parliament.
È un passaggio delicato. Dopo il voto negativo degli australiani al referendum, Labor ha scelto una linea di continuità simbolica, ma più prudente sul piano istituzionale. Il partito non abbandona il tema della riconciliazione, ma prova a rilanciarlo attraverso cultura, rispetto, simboli e politiche anti-razzismo.
In questo senso, il Welcome to Country diventa non soltanto una pratica cerimoniale, ma anche una bandiera politica.
One Nation vola nei sondaggi
La mossa di Labor arriva mentre One Nation registra numeri molto forti.
Sky News Australia ha riportato che, nell’ultimo sondaggio Sky News Pulse / YouGov, One Nation ha raggiunto un risultato storico sul voto primario, superando Labor come partito più sostenuto nel sondaggio.
Secondo il testo riportato da Sky, il sondaggio condotto tra il 23 e il 30 giugno avrebbe indicato One Nation al 30% del voto primario e Labor al 29%. Nonostante questo, Labor manterrebbe un vantaggio sul piano del two-party-preferred, con il 54% contro il 46% di Coalition e One Nation.
È un dato politico pesante: One Nation non appare più soltanto come partito di protesta periferico, ma come forza capace di condizionare l’agenda nazionale.
Hanson e la “società monoculturale”
Il nuovo scontro nasce anche dal discorso di Pauline Hanson al National Press Club.
La leader di One Nation ha rilanciato una visione fortemente identitaria dell’Australia, sostenendo che il Paese non dovrebbe essere multiculturale ma “monoculturale”. The Guardian ha riportato che Hanson ha dichiarato che l’Australia deve esistere come società monoculturale e ha collegato il tema alla sua critica dell’immigrazione e del multiculturalismo.
Durante lo stesso intervento, Hanson ha contestato il Welcome to Country, definendolo divisivo e proponendo invece un richiamo ai militari e a chi ha sacrificato la vita per la democrazia e la libertà dell’Australia.
Il punto politico è evidente: One Nation sta cercando di trasformare il dibattito sui rituali pubblici in una battaglia sull’identità nazionale.
Labor sceglie lo scontro culturale
La scelta di Labor di blindare il sostegno al Welcome to Country nella piattaforma nazionale è quindi una risposta diretta.
Il partito non si limita a difendere una pratica culturale. Sta tracciando una linea di separazione tra due idee di Australia.
Da una parte, l’Australia multiculturale, fondata sul riconoscimento delle First Nations, sull’inclusione e sulla convivenza tra identità diverse.
Dall’altra, l’Australia proposta da Hanson, centrata su un’identità nazionale più omogenea, critica verso il multiculturalismo e ostile a molte pratiche simboliche legate alla riconciliazione.
Il rischio della polarizzazione
La domanda, però, è se questa strategia aiuterà Labor o rafforzerà ancora di più One Nation.
Per molti elettori progressisti e per le comunità indigene, il sostegno esplicito al Welcome to Country sarà visto come un atto necessario di rispetto e coerenza.
Per altri elettori, soprattutto quelli già sensibili al messaggio di Hanson, la mossa potrà essere letta come un’ulteriore prova di distanza tra Labor e una parte dell’Australia regionale, operaia o culturalmente conservatrice.
È qui che il dibattito diventa politicamente pericoloso: un gesto di riconoscimento può diventare, nel clima attuale, un nuovo fronte di guerra culturale.
La conferenza nazionale del 23 luglio
La bozza della piattaforma sarà discussa e votata alla Conferenza nazionale Labor, in programma il 23 luglio, con la partecipazione di oltre duemila delegati tra parlamentari, sindacati e membri del partito.
Il voto non sarà soltanto procedurale. Sarà un segnale politico su come Labor intende affrontare la nuova fase: difendere in modo più netto multiculturalismo e riconciliazione, oppure cercare un linguaggio meno divisivo per recuperare gli elettori attratti da One Nation.
Per ora la direzione sembra chiara: Labor vuole contrapporsi frontalmente alla linea di Hanson.
Simboli, identità e consenso
Il caso mostra come la politica australiana sia entrata in una fase nuova.
Inflazione, casa, immigrazione, costo della vita e sicurezza restano temi centrali. Ma sempre più spesso il consenso si muove anche attorno ai simboli: bandiere, cerimonie, memoria nazionale, linguaggio pubblico e appartenenza.
One Nation ha capito che su questi temi esiste uno spazio politico enorme. Labor ora prova a rispondere, ma scegliendo il terreno opposto: non arretrare sul riconoscimento delle First Nations, ma farne una parte della propria identità programmatica.
Una scelta che divide
La decisione di inserire Welcome to Country e Acknowledgement of Country nella piattaforma nazionale non è solo un dettaglio di partito.
È una dichiarazione politica.
Labor dice che quei gesti non sono un rituale vuoto, ma parte della storia e della democrazia australiana. One Nation dice invece che sono simboli divisivi e che l’Australia deve ritrovare un’identità unica.
Tra queste due posizioni si giocherà una parte importante della battaglia politica dei prossimi mesi.
Il vero nodo: rispetto o imposizione?
Il punto più difficile sarà evitare che il Welcome to Country venga trasformato in una caricatura da entrambe le parti.
Per i sostenitori, è un gesto di rispetto verso le First Nations e il loro legame millenario con il territorio.
Per i critici, quando ripetuto in modo meccanico o burocratico, rischia di apparire come un obbligo simbolico più che come un atto autentico.
Labor dovrà quindi spiegare non solo che lo sostiene, ma perché lo sostiene. Perché senza pedagogia politica, anche un simbolo di rispetto può diventare materia di rigetto.
La battaglia per l’Australia che verrà
La crescita di One Nation obbliga Labor a scegliere.
Ignorare Hanson rischia di lasciarle campo libero. Inseguirla rischia di legittimare la sua agenda. Contrapporsi apertamente, invece, può rafforzare l’identità progressista del partito ma anche irrigidire lo scontro.
Il Welcome to Country diventa così molto più di una cerimonia.
Diventa il simbolo di una domanda più grande: che tipo di Paese vuole essere l’Australia?
Un Paese che riconosce le sue radici indigene dentro una società multiculturale, oppure un Paese che reagisce alla paura del cambiamento chiudendosi in una identità unica e difensiva?
La risposta non arriverà solo dalla piattaforma Labor. Arriverà dagli elettori.

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