La riforma elettorale entra nella fase decisiva a Palazzo Madama. La settimana parlamentare si apre lunedì 31 agosto, ma il calendario ufficiale della Commissione Affari costituzionali fissa da martedì 1° settembre il seguito dell’esame del disegno di legge n. 1971, già approvato dalla Camera, insieme ai ddl 61 e 1822. Per gli italiani all’estero non si tratta di una modifica marginale: se il testo restasse quello votato a Montecitorio, cambierebbero profondamente le ripartizioni della Circoscrizione Estero. E per Australia, Asia e Africa la partita diventerebbe molto più grande.
Il conto alla rovescia è iniziato.
Il 16 luglio la Camera ha approvato il nuovo testo della legge elettorale. Ora il provvedimento è al Senato, dove la 1ª Commissione permanente, presieduta da Andrea De Priamo, riprenderà l’esame congiunto della riforma.
Il calendario è serrato.
Il termine per presentare emendamenti e ordini del giorno è fissato alle ore 12 di martedì 1° settembre. La Commissione è convocata quella stessa sera alle 19, poi tre volte mercoledì, tre volte giovedì e tre volte venerdì. È prevista anche una seduta sabato mattina, se necessaria.
Un programma che lascia capire una cosa: sulla riforma si vuole accelerare.
Per gli italiani all’estero cambia davvero qualcosa?
Sì.
E per chi vive in Australia il cambiamento sarebbe particolarmente significativo.
Oggi la Circoscrizione Estero è suddivisa in quattro ripartizioni:
Europa; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa-Asia-Oceania-Antartide.
Il testo approvato dalla Camera riduce invece le ripartizioni per l’elezione dei deputati da quattro a due.
Resterebbe l’Europa, mentre tutte le altre aree verrebbero riunite in un’unica gigantesca ripartizione:
Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Tradotto: un candidato australiano alla Camera non competerebbe più soltanto con candidati provenienti da Asia, Africa e Oceania.
Si troverebbe nello stesso spazio elettorale di candidati provenienti anche da Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile e tutto il continente americano.
Non è un dettaglio tecnico.
È una modifica della rappresentanza territoriale.
Alla Camera restano 8 deputati, ma con due sole macro-aree
Il numero complessivo dei parlamentari eletti all’estero non viene modificato dalla riforma: restano 8 deputati e 4 senatori.
Per la Camera, ciascuna delle due nuove ripartizioni avrebbe garantito almeno un deputato; gli altri seggi sarebbero distribuiti in proporzione al numero dei cittadini italiani residenti nelle due aree.
Ed è qui che per l’Australia nasce la questione politica.
L’attuale ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide possiede una propria identità elettorale. Con il nuovo sistema quella specificità scomparirebbe, assorbita in una macro-area che attraversa praticamente mezzo pianeta.
Un italiano residente a Sydney voterebbe nella stessa ripartizione di un italiano residente a Buenos Aires, New York, Johannesburg o Tokyo.
Senato: un solo collegio per tutto il mondo
La modifica ancora più radicale riguarda il Senato.
Il testo elimina completamente le quattro ripartizioni territoriali per Palazzo Madama.
I quattro senatori eletti all’estero verrebbero scelti nell’intera Circoscrizione Estero, trasformata di fatto in un unico collegio mondiale.
Europa, Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide: tutti insieme.
Le liste per il Senato dovrebbero comprendere da quattro a otto candidati e l’elettore avrebbe la possibilità di esprimere due preferenze.
Per un candidato australiano significa affrontare una campagna non più regionale, ma globale.
Ed è inevitabile chiedersi quale possibilità reale avrebbe una comunità numericamente più piccola di competere con le grandi concentrazioni di elettori italiani presenti in Europa e nelle Americhe.
Il rischio: rappresentanza sempre meno territoriale
Qui sta il punto che riguarda direttamente gli italiani d’Australia.
La Circoscrizione Estero nacque anche per garantire che comunità molto lontane da Roma potessero avere una rappresentanza legata al proprio territorio.
Il nuovo modello privilegia invece aggregazioni molto più grandi.
Può avere vantaggi sul piano della semplificazione e della distribuzione dei voti, ma presenta un rischio evidente: i candidati delle comunità numericamente più forti potrebbero avere un vantaggio strutturale rispetto a quelli provenienti da aree geograficamente immense ma meno popolose.
Per Australia e Oceania questa non è una questione astratta.
È la possibilità concreta che la rappresentanza parlamentare diventi meno australiana e molto più dipendente dagli equilibri globali delle liste.
Cambia anche la sicurezza del voto
Il provvedimento interviene inoltre sulle modalità di voto all’estero.
L’articolo 7 introduce misure finalizzate, nelle intenzioni del legislatore, ad aumentare libertà, sicurezza e segretezza del voto. Tra le modifiche è prevista anche la possibilità di effettuare in Italia le operazioni di stampa e imbustamento del materiale elettorale.
È un tema importante dopo anni di polemiche su plichi, controllo della documentazione e vulnerabilità del voto per corrispondenza.
Ma il sistema postale, nel testo attuale, non viene abolito.
Cosa succede adesso
La riforma non è ancora legge.
Il Senato può approvare il testo così come ricevuto dalla Camera oppure modificarlo.
Se Palazzo Madama approvasse modifiche, il provvedimento dovrebbe tornare alla Camera per una nuova lettura.
Se invece il Senato approvasse esattamente il testo votato a Montecitorio, il passaggio parlamentare sarebbe concluso e si procederebbe alla promulgazione e alla pubblicazione.
Per questo la prossima settimana sarà decisiva.
E soprattutto sarà decisivo osservare gli emendamenti all’articolo 6, quello che ridisegna la Circoscrizione Estero.
Australia, questa volta bisogna guardare con attenzione
Per gli italiani residenti all’estero la discussione sulla legge elettorale non può essere considerata una questione esclusivamente romana.
Il testo oggi sul tavolo modifica direttamente il modo in cui verranno scelti i loro rappresentanti.
E per l’Australia la domanda è semplice:
accorpare Oceania, Asia e Africa con tutte le Americhe migliora davvero la rappresentanza oppure rischia di cancellare il peso territoriale di una comunità distante migliaia di chilometri dall’Europa?
Al Senato la domanda diventa ancora più forte: con un collegio unico mondiale, chi rappresenterà realmente i territori?
Da martedì cominceremo ad avere le prime risposte.
Allora! seguirà passo dopo passo l’esame al Senato, con particolare attenzione agli emendamenti sulla Circoscrizione Estero. Perché questa volta, per gli italiani in Australia, la legge elettorale potrebbe cambiare davvero le regole del gioco.
